Category Archives: dei fatti quotidiani

un signor giorno

Sole e sciopero, che è meglio della pioggia e sciopero di Montale.
Ho consegnato la tesi all’Ufficio didattico, rilegata in un cartoncino lilla molto molto chic, quindi lo psicodramma burocratico è finito, concluso per sempre. Amen.
Inoltre ho acquistato una bicicletta nera per nulla luccicante, una bicicletta con i freni in condizioni credo decenti, nè vecchia nè nuova, e con un certo fascino decadente che le fa perdonare molte cose.
Pedalando verso casa, nella lieve ma ininterrotta pendenza che separa il centro dal mio quartiere, ho capito in che senso io abbia fatto male ad andare unicamente in motorino ovunque per un buon decennio.
E che c’è un certo piacere nella lentezza e nella dilatazione delle distanze.

Ieri sera ho rivisto dopo circa dodici anni buona parte dei miei compagni delle scuole elementari, ed è stato bello ritrovare le loro facce cresciute ma nemmeno troppo, e non parlare solo di un passato ormai paleolitico ma invece raccontarci di viaggi in Africa e viaggi al Nord, di presente e speranze.

E la domenica ultimamente è diventata un gran giorno, proprio un SIGNOR GIORNO, anzi un SIGNOR POMERIGGIO.

Un clochard che apre la sua bottiglia di birra sulla ringhiera della chiesa, con metodo e impegno, praticamente bellissimo.

La piazza con tutto il suo brulicare.

Un bacio veloce sulla soglia del negozio.

Il relatore della tesi che dice: "Signovina, sono gvavemente in mova con Lei, mi deve pevdonare".

Due biglietti per un volo misterioso, fra un mese.

sensi di colpa, vizi, attese

"Quando il cielo basso e pesante grava
come un macigno sopra lo spirito che geme
preda di un tedio ininterrotto…."

E’, in una brutta traduzione delle edizioni Bur, la frase d’inizio di Spleen.
Ecco, brutta traduzione a parte, Io sono certa che Baudelaire deve averla scritta per una giornata come questa.

Non c’è niente che non vada, devo solo sbrigarmi a combinare qualcosa per la stramaledettissima tesi di laurea, eppure il cielo è pesante e darei in permuta persino la mia bellissima girandola colorata pur di veder comparire in quel cielazzo insulso là fuori un misero raggetto di sole!

E poi ho preso dei gran vizi che non mi posso più togliere.

Non vedo l’ora che sia venerdì sera.
Non vedo l’ora che sia il 28.
Non vedo l’ora che il quadro di Vettriano sia appeso al muro con la sua bella cornice nera.

la virtu' della sintesi

Gli album dei Pixies, l’astuccio da bambina delle elementari per ricominciare a studiare, sbagliare strada per l’università e ritrovarti davanti alla Prefettura come un neopensionato che ha lavorato quarantanni nello stesso posto, Bologna vestita di grigio, leggere Bulgakov fino a notte fonda, la sciarpa bianca che lascia i pelucchi sulla giacca ma tu la metti lo stesso, il salmone norvegese con le bacche rosa, il copripiumino dell’ikea con le sagome verde fluo, pranzare da Marretti, comprare una pianta grassa con spine lunghe 6 centimetri e metterle la cintura in auto sennò si fa male.
La parete di sughero con le puntine colorate che fermano ricordi freschissimi e polaroid sfuocate, sculettare da sola in camera ascoltando hit indie che spaccano, il pachistano sotto casa che ti tiene sempre da parte un peperone rosso e uno giallo perchè anche l’occhio vuole la sua parte, Klimt, la notizia della riesumazione di padre pio che ti fa buttare nella spazzatura il resto del pranzo, il nano che chissà dov’è, la monnezza di napoli chenonsenepuopiù, le elezioni americane e Pasquino sul giornale, mettere in ordine, mettere in disordine, ridere, stare sul vago.

amnistia

Ritmi indie rock si sparpagliano per la cameretta piena di lucine natalizie ed io sculetto a ritmo mettendo ordine negli strati geologici del mio caos elegante, e sottolineo elegante.
E’ la vigilia di natale, e io sono felice, oggi. Non voglio dire contenta, o serena, voglio proprio dire felice.
E siccome scrivo spesso di essere felice non sarò presa molto sul serio, ma il fatto è che io sono realmente frequentemente felice.
Lo vedo rileggendo in qua e in là queste pagine fitte di parole che a ben guardare condensano cinque interi anni della mia vita, lo vedo guardando la persona che sono oggi, a ventitre anni tre mesi e diciotto giorni.
Avrei potuto far meglio milioni di volte, ma ho sbagliato sempre con cuore e questa è una grandiosa attenuante.
E assoluzione è la parola più bella di quest’anno, un’assoluzione generale, perchè Lord Fener non è cattivo, ha soltanto paura.

materialista

what if I shout, shout, shout my name
you'll always remember my name
I want to know
please say it is so
So shut, shut, shut your eyes!
it sounds so good right now
and it came as a big surprise

L’ultimo post sembrava un dannatissimo telegramma, lo so.
Ho ricevuto persino un cazziatone per questo, ma da oggi credo di poter ricominciare a scrivere decentemente, sento che ho di nuovo le parole. Magari non saranno le migliori parole di sempre, ma non è che io sia mai stata una specie di Kerouac al femminile, nessuno si scandalizzerà.

Queste non sono giornate di sole, nè calde, e quando alle otto in punto del mattino apro gli occhietti vorrei ricacciarmi sotto il piumone fino a primavera, ma lo stesso c’è qualcosa di promettente in quest’aria di dicembre, qualcosa di buono, qualcosa di bello e luccicante.
E’ come se le cose potessero andare sempre meglio, voglio dire: è come essere su una mongolfiera che va sempre più su, e sentire distintamente di non doversi preoccupare di nulla.
Le piccole cose hanno preso il sopravvento.
Andare a pranzo e incontrare gli avvocati IlGatto e LaVolpe, farsi bloccare il prestito in Sala Borsa (sono dispettosa, è una cosa che mi dà una certa soddisfazione), andare al caffè sul canale, fare fotografie al mio ufficio che presto lascerò, mettere come sfondo del computer i rami fioriti di van gogh, frugare per un’ora dentro uno scatolone inutilmente, camminare per il centro compiacendosi che il proprio respiro faccia la nuvoletta, scegliere regali, scegliere una cuffietta col ponpon per Parigi, scegliere letti dell’Ikea, scegliere.
E ridere, e sentire che andrà tutto bene.

Ma io voglio dire: Brand New Colony non è una canzone d’amore incredibile?

faster than the train in my mind

…But here it comes at last
And my heart beats faster than safe
Faster than the train in my mind

Là fuori, da un tempo che oserei dire indefinibile, piovono minuscole goccioline, e io sono contenta perchè trovo che tutto ciò faccia meravigliosamente pendant con il mio umore.
Mi piace quando le cose del mondo sono in accordo, mi piace svegliarmi strana e vedere che il cielo è strano, mi fa sentire un sacco importante.
Mi piace anche andare al lavoro in Prefettura, fare decreti di diniego tutti perfettini, ridere con gli altri, prendere il caffè al Mocambo in via D’Azeglio a metà mattina, sentirmi appena appena grande.
E mi piace, in questi giorni, fare pensieri importantissimi mentre mi lavo i dentini davanti allo specchio per poi dimenticarli un secondo dopo. E mi sto lasciando crescere i capelli.
Ogni cosa si dipanerà nei modi e nei tempi giusti, mi dico.
Certe cose si sentono, non posso sbagliare, mi dico.
Lascio sciogliere in bocca il cioccolatino che mi ha regalato un collega questa mattina, sono fiduciosa nel destino fin quasi all’indencenza, fiduciosa che il mio nano da giardino lasciato a Villa Spada sia effettivamente ancora a Villa Spada, fiduciosa che giornate splendide come quelle a Verona ci saranno ancora, fiduciosa che certe persone non lasceranno mai più la mia vita.