Category Archives: dei fatti quotidiani

E così

E così  il vento gelido di qualche giorno fa ha spazzato via le nuvole e la foschia, ha acceso su Bologna un sole brillante e un cielo terso come solo in certi momenti rarissimi e ha trasformato i miei pensieri liquidi in pensieri luminosi, il che non so dire esattamente cosa significhi ma sento che sono le parole giuste.
Ieri poi ho compiuto ventitre anni, ed è stata una giornata splendida, alcune persone sono state con me terribilmente amorevoli, e io mi sono sentita felice di tante cose e ho dormito serena per la prima volta dopo settimane di strana insonnia.
Mi sento in subbuglio, ma subbuglio con accezione positiva: ho voglia di viaggio, di tranquillità alternata a strane emozioni, e di serate come quella di ieri, così perfetta e intoccabile.
La guida dell’Irlanda, il Moleskine, e la conferma del volo Bologna-Dublino mi guardano placidi dalla scrivania a memoria di quello che ci sarà.
Il resto è allegoricamente rappresentato da un casco rosa confetto e da una bellissima copia dei Fratelli Karamazov di Dostoevskji, e forse per una volta gli oggetti dicono tante cose pur non dicendo niente.
E’  tutto più intenso del solito, come quando prendi un disegno sbiadito a matita e ripassi i contorni incerti con la china.  E con  tutto intendo TUTTO, nel bene e nel male, nella felicità e nel sovrapporsi di pensieri notturni, ma lo stesso preferisco che sia così.

I’m not singing for the future
I’m not dreaming of the past
I’m not talking of the first time
I never think about the last

Pogues- A rainy night in Soho

La parola d’ordine è pensieri.
Pensieri d’ogni sorta, belli, bellissimi, tristi, dolorosi, rassicuranti, d’amore, di malinconia, sogni, paure, ricordi, speranze, desideri. La gamma al completo.
Mi piacerebbe essere come Shane MacGowan nella canzone, ma io e lui non abbiamo in comune un bel niente. Io penso a tutto, sempre.

Questa mattina mi sono svegliata all’alba, saranno state le sei, dalla finestra spalancata sul terrazzo entravano il rumore e l’odore della pioggia. Ho aperto gli occhi pianissimo per trattenere il sonno, li ho richiusi subito e ho desiderato che una certa persona fosse li’ ad abbracciarmi.
Entrava anche aria fredda e mi sono tirata il lenzuolo fino alla frangetta, ed è stato a quel punto che il flusso dei pensieri è ricominciato, inesorabile, come non si fosse mai interrotto.
Ma forse mi hanno accompagnata anche in sogno e davvero non s’è mai interrotto, non lo so.
In prefettura ho semi lavorato per metà del tempo, l’altra metà un pò mi sono crogiolata nel maltempo, e un pò ho scritto una lettera.
Intendo quel tipo di lettera che il destinatario non riceve mai, di quelle lettere che in realtà scrivi a te stesso ma non vuoi ammetterlo e allora le scrivi a qualcuno a cui non le darai.

Una notte ho sognato un arcobaleno. Volevo vederlo da tanto, e la mia mente l’ha creato per me…
Lo trovo meraviglioso.
Significa per forza qualcosa di bello, è da un pò di tempo che i segnali che il mondo mi invia sono dannatamente attendibili.

L’unica cosa è che ho un problema con i sentimenti, ultimamente.
C’è che mi spaventano, è grave?
Dev’essere la classica parabola dei riti, del lasciarsi addomesticare e delle lacrime.  Più si ama e più ci si sente fragili.
Ecco, forse è proprio questo.

l'anno delle stelline

Stanotte una scia luminosissima ha attraversato l’angolo di cielo nero che guardavo senza realmente guardare.
Ho aperto la bocca sorpresa come una bambina a cui mostrano un qualcosa di nuovo e bellissimo, ho visto la scia bruciarsi fino a spegnersi con un ultimo sussulto, ho chiuso gli occhi stretti stretti e con una faccetta concentratissima ho espresso un desiderio.
Non avrei voluto essere in nessun’altro posto, con nessun’altro, per la mia prima stella cadente dell’estate, perchè si sa che le stelle cadenti sono una faccenda mica da poco.

In questi giorni, per fare un riassunto, vado a letto alle tre e mi sveglio presto piena di sonno, al lavoro arrivo tardi e non faccio in tempo ad entrare che già mi hanno portata a prendere il caffè in via d’Azeglio, nonostante ciò mi fanno complimenti e io metto su un ghignetto da sfacciata, poi  ceno in posti discutibili  dove mi diverto da morire, passo serate dolcissime che sanno di gelato, mangio un sacco di pesche, studio poco e mi addormento leggendo Domani nella battaglia pensa a me di Javier Marìas.
Ma io mi merito tutto questo?
Non ne sono poi così sicura, ma nel dubbio meglio fare la disinvolta.

Mon Dieu!

Ok, l’ho capito che è un periodo intenso, ma magari si sta un pochetto esagerando…
Ieri ho provato l’eccitante sensazione di schiantarmi col motorino contro una macchina, una sorta di tentato omicidio, e di rialzarmi senza sentire NIENTE guardando con costernazione il mio casco color prugna che ondeggiava a 6 metri da me.
Ovviamente nel giro di dieci minuti ha cominciato a fare male TUTTO, la gente continuava a dirmi che ci voleva l’ambulanza, ed io in totale esaltazione da incidente stradale avevo messo su una certa aria scocciata come di una a cui hanno annullato il volo per le Maldive.
Ora me ne sto qui dolorante, a fissarmi i lividini e i graffi, e penso che in fondo mica può andare tutto bene sempre, e che anzi, a dire il vero mi è andata bene anche stavolta.
Mi piacerebbe tantissimo cogliere l’occasione per fare per un pò l’ammalata, ma non ho tempo.
Ho finalmente preso alcune decisioni circa il mio ciambellesco futuro e devo sbrigare una serie infinita di questioni burocratiche per iniziare nel giro di una settimana uno stage in Prefettura.
Ci ho ragionato un sacco, mi sembra una buona opportunità, e poi è ora di assecondare un pò quel che offre il destino, smetterla di risparmiarmi.
D’altronde quando ti senti chiamare Dottoressa senza nemmeno esserlo ancora, mica puoi dire di no.

Mi è soggiunto proprio ora il pensiero angosciante che se mi fosse successo qualcosa l’ultimo post di questo blog sarebbe stato su Buttiglione e la sua ingordigia da gelato. Che schifo!

clap your hands say yeah!

La situazione è questa: ti sei svegliata alle undici, mangi ciliegie ascoltando i Clap your hands say Yeah! e non hai per nulla l’aria di una che domani ha un esame.
Però ce l’hai, domani, un esame.

Ma non voglio fare la splendida, in realtà da dieci giorni vivo sui libri e quindi ho la coscienza pressochè immacolata, solo che oggi è domenica e ormai è scientifico che io la domenica non abbia voglia di combinare un bel niente.
Mi sono fatta tagliare via due centimetri di capelli ed è come se in questo modo volessi che tutto restasse immutato così com’è, esattamente precisamente com’è ORA.
E ho appeso in camera un enorme quadro di plexiglass riempito delle facce sorridenti delle persone a cui voglio bene. Ogni tanto lo guardo e mi sento felice, felice di tutti loro, e di me.

Adesso devo raccogliere la forza morale necessaria e tentare di far somigliare questa domenica sonnolenta ad un "giorno prima dell’esame", spaventarmi un pò, pentirmi di quel che non ho fatto, invocare l’aiuto divino, sentirmi colpevole, andare a lamentarmi un pò dalla mamma.

i superpoteri


…Dressed up to the eyes
It’s a wonderful surprise
To see your shoes and your spirits rise
Throwing out your frown
and just smiling at the sound
And as sleek as a shriek
spinning round and round
Always take a big bite
It’s such a gorgeous sight
to see you eat in the middle of the night
You can never get enough
enough of this stuff
It’s Friday I’m in love…

Ecco, mi piace da morire vedere le giornate farsi più lunghe, e mi piace in questi dopocena caldi mettermi stesa in terrazzo, piedini all’aria, a leggere un libro con il cielo che assume lentamente tinte rosa-arancio.
E in queste giornate allungate e piene di sole sto abusando di caffè in maniera indegna, così dormo pochissimo, studio con ritmi da lager, esco praticamente tutte le sere, mi sveglio presto e poi tutto da capo.
Ho, insomma, una certa cartola da ciambellina cocainomane.
Il fatto è che mi sono prefissata un piano di studio fantasioso che sembra basato sull’ipotesi surreale che un giorno abbia 35 ore, ma va bene così, si rende di più in guerra che in pace.

E poi ogni cosa è al suo posto, ogni singola piccolissima grandiosissima cosa.

e sono tornate anche le lucciole

La domenica mattina è sempre una faccenda un po’ delicata, anche se a conti fatti va tutto a meraviglia è sufficiente un minuscolo errore di valutazione per decidere che sarà una giornata detestabile.
Mi sono appena svegliata e l’orologio segna le undici e un quarto, ma sono ancora intontita e cerco di fare mente locale su che cosa ho combinato ieri e cosa dovrò combinare oggi.
Flash di sogni avventurosissimi mi compaiono davanti agli occhi e così ricordo di aver sgominato un gruppo di assassini motociclisti molto molto cattivi, e la cosa pare avermi succhiato un sacco di energie.
Comunque, pensieri della domenica mattina a parte, ho passato delle giornata dolcissime e felici, delle migliori.
In una notte prima degli esami che sapeva di adolescenza qualcuno ha diviso con me una cioccolata fondente e le stesse preoccupazioni; ho avuto un sabato mattina delizioso tra caffè, feltrinelli e le vie del centro e una serie di serate dense di parole fino alle 3 del mattino.
Tutto questo ha il sapore della birra fredda seduti sul muretto di Piazza Santo Stefano, e i colori di Bologna vista dai colli in un pomeriggio di sole.
Se poi aggiungiamo che ho anche passato l’esame di statistica, allora non c’è domenica mattina che possa rovinare qualcosa.

E’ tutto limpido, sereno, promettente, e non so se dovrei averne timore o spaventarmi, ma non ci riesco.
Mi sembra di essere uscita dal mio baco, di aver aperto delle alucce stropicciate, e di essermi andata a posare esattamente in un posto che fa per me.
Ho spalancato la finestra che dà sul terrazzo, le tende gialle si muovono e io respiro quest’aria che sa di buono pensando che avrei voglia di un gelato alla fragola.
Alle undici del mattino, si.