Category Archives: dei piccoli piaceri

caschetti, antibiotico e dogane

Quello degli I'm from Barcelona è stato un concerto splendido, il più bello dell'estate, per lo meno dell'estate FINORA. E il bagno notturno che l'ha seguito, nell'acqua stile brodo di marina di Ravenna, è una di quelle cose che fanno sentire proprio BENE, e me l'hai insegnato tu. Che poi una deve tornare a Bologna in maglietta, ed essere accompagnata fino alla porta di casa perchè ha dei vicini PERICOLOSI, ma non importa, non importa per niente.

E poi oggi è un giorno stra produttivissimo, con prenotazioni di traghetti greci passaggioponte, e persino di voli intercontinentali che in 11 ore mi porteranno al nostro appuntamento newyorkese, l'appuntamento degli appuntamenti. Ed è tutto merito tuo, che risolvi le mie improduttività.

Così, anche se uno prende gli antibiotici ed è spossato come la madonna, è tipo felicissimo. Felice di cieli azzurri non annunciati, felice di partire fra 7 giorni, felice di camminare stretti stretti sotto un micro-ombrello rotto, in via del Pratello, in una sera piovosa.

Devo annotare, per dovere di cronaca ma anche a monito futuro, che ieri la mia parrucchiera cinese che dice di chiamarsi YAYA, ha giurato di tagliarmi solo due centimetri di capelli, e invece mi ha praticamente disboscato la testa, dando vita ad un caschetto molto young e molto ingestibile.
Dopo un drammatico pianto sui riccioli perduti, ho accettato l'idea che in Grecia sembrerò una matta, ma solo perchè tu hai giurato che mi amerai lo stesso.

E mentre tutto ciò succede, è il 20 luglio.

sunday

Qui si fanno i giochini con i pyssla.
Si fanno arcobaleni e tastiere e operai che fabbricano cuori.
E appena tornati già si ha voglia di ripartire.
Si prenotano biglietti aerei da ottoeuro che fanno pensare ad una primavera calda,
a cappelli di paglia, a spiagge deserte.

Abbiamo sei anni, o venti in più?
Mi piace da morire, con le nostre domeniche pomeriggio anebodesi, non ricordarmelo più…

 

Ma quanto sono belle le tempeste di neve che bloccano le strade e ti costringono a dormire da me?
E poi farti mettere un pigiama indecoroso alle quattro del mattino, dormire appiccicati nel mio micro letto, e svegliarsi che fuori tutto – e intendo proprio TUTTO – è coperto da trenta centimetri di neve.
Le cose più semplici, fare finta che sia la mattina di Natale anche se non lo è, fare le derapate nel parcheggio della coop che neanche dei maragli di periferia.
Questo pomeriggio, sui colli, tra personaggi misteriosi che tentavano di sciare sopra una carcassa di Vespa 50, bob e slittini, completi da sci, e rotoloni vari, ho pensato che a me, farti il caffè con la moka, mette proprio felicità.

un signor giorno

Sole e sciopero, che è meglio della pioggia e sciopero di Montale.
Ho consegnato la tesi all’Ufficio didattico, rilegata in un cartoncino lilla molto molto chic, quindi lo psicodramma burocratico è finito, concluso per sempre. Amen.
Inoltre ho acquistato una bicicletta nera per nulla luccicante, una bicicletta con i freni in condizioni credo decenti, nè vecchia nè nuova, e con un certo fascino decadente che le fa perdonare molte cose.
Pedalando verso casa, nella lieve ma ininterrotta pendenza che separa il centro dal mio quartiere, ho capito in che senso io abbia fatto male ad andare unicamente in motorino ovunque per un buon decennio.
E che c’è un certo piacere nella lentezza e nella dilatazione delle distanze.

Ieri sera ho rivisto dopo circa dodici anni buona parte dei miei compagni delle scuole elementari, ed è stato bello ritrovare le loro facce cresciute ma nemmeno troppo, e non parlare solo di un passato ormai paleolitico ma invece raccontarci di viaggi in Africa e viaggi al Nord, di presente e speranze.

E la domenica ultimamente è diventata un gran giorno, proprio un SIGNOR GIORNO, anzi un SIGNOR POMERIGGIO.

pioggia e bacchette magiche

Richiede impegno uscire dal piumone morbido, e andare per vezzo alla finestra a scoprire qualcosa che sapevi già.
Piove, difatti, piove come in quegli autunni prettamente scolastici in cui a pensarci adesso ti pare piovesse sempre.
Ed è un venerdì mattina, e oggi non ho la giornata stipata di cose come quella di ieri, e mi piace crogiolarmi nel pensiero lieve che in pausa pranzo potrò sedermi sulla mia poltroncina di Feltrinelli sforzandomi di non addormentarmi, o magari potrò pranzare con una fetta di quella torta buonissima carote e mandorle guardando la pioggia da dietro la vetrina del caffè di via de’ Giudei.
Sono momenti che amo, e che mi fanno sentire forte.
Guardare la strada e le persone da dietro il vetro rigato di gocce. Sorridere, a volte, ed essere felice se qualche estranea o estraneo sorride di rimando, neanche ci si fosse raccontati una miriade di cose, con quei due sorrisetti incerti. E’ bello immaginarsi la loro vita, fare finta di conoscerla, fare finta che loro possano indovinare dietro i tuoi occhi chissà che cosa, quel piccolo viaggio che farai, l’emozione bambinesca per le lezioni che stanno per cominciare, le paure cretine, i desideri, le voglie, il piacere nel mordicchiare i pezzettini di mandorla in mezzo alla torta. Tenendo la forchetta tra le dita, e usandola come la più potente delle bacchette magiche, fare muovere il mondo e pensare alle cose belle.
E tanto posso essere forte quanto posso essere debolissima. Ma credo di dover fare i conti con tutte le mie paure e le mie insicurezze, ed essere semplicemente felice perchè le cose vanno davvero bene, senza preoccuparmi di scavare un bunker in attesa di chissà quale immane catastrofe.
Smiagolare in cerca di rassicurazioni, e credere, in fin dei conti, di non meritarmi tutto questo, è sciocco.
Mi spaventa l’idea che tutto finisca sempre, che le cose siano fragili, che le felicità siano momentanee. Ma non è una scoperta che valga la pena fare a ventiquattro anni, dovrei saperlo da tempo e non dovrei più inquietarmene.
Ho voglia di baci, e di tempo speso bene…

Un clochard che apre la sua bottiglia di birra sulla ringhiera della chiesa, con metodo e impegno, praticamente bellissimo.

La piazza con tutto il suo brulicare.

Un bacio veloce sulla soglia del negozio.

Il relatore della tesi che dice: "Signovina, sono gvavemente in mova con Lei, mi deve pevdonare".

Due biglietti per un volo misterioso, fra un mese.

cose che mi piacciono.

quei momenti che.

Togliermi le scarpe; le brioches salate che nel resto del mondo non esistono; il suono degli stivaletti sul pavè; pulire il muso alla cagnetta con le salviette per neonati; i tavolini dei caffè; cantare in motorino stonando; l’odore dell’erba appena tagliata; le gocce di pioggia che scivolano sui vetri o che fanno rumore sul tettuccio della macchina; le librerie;  le cartine geografiche; gli arcobaleni; svegliarmi piano tenendo stretto il caldo sotto al piumone; sciogliere la gelatina; guardare il nonno innaffiare il giardino; i racconti di viaggio; le mele verdi; qualcuno che arriva mentre lo sto pensando; guardare il cielo muoversi; essere gentile; le persone che sono meglio di come danno a vedere; le verità; commuovermi per delle scemate; certe lettere; mettere ordine dopo mesi di disordine; essere desiderata; desiderare; i maglioni troppo grandi; le fotografie dove vieni bene; le fotografie dove fai venire bene il mondo; le telefonate improvvise, inaspettate, rapidissime, immotivate, amorevoli; i giochi; fare il bagno nella vasca con le bolle; quel momento in cui senti che tutto è a posto.