Category Archives: del futuro

modernismo

Lunedì mattina, abbigliamento da tesi composto da leggins grigini e maglione extralarge tutto pelosetto anch’esso grigino. La giornalista del piano di sopra è in loop e ha appena messo per la quarta volta consecutiva samarcanda, ad un volume altissimo.
Oh-oh cavallo oh-oh cavallo OH-OH. Ora basta, perdio.
Per il resto, le campane  della chiesa suonano mezzogiorno, fra quattro giorni si decide una parte della mia vita, che magari dire "parte della mia vita" sembra esagerato ma non penso lo sia.
Oggi appuntamento alle tre del pomeriggio con il mio migliore amico in piazza santo stefano, e anche per lui è un giorno importante e voglio che vada tutto bene, tutto bene a tutti.
Filantropia e umanesimo, e stile modernista.

bianco come la neve

Grande revival dei Belle nella soundtrack di questo dicembre, un dicembre che sa di zucchero a velo e the british, che sa di canzoni melodiche, di viaggi verso le penisole, e di strade alberate in cui si vorrà vivere.
Perchè se penso alla vita, adesso, mi sembra una immensa parabola.
E la cosa piu’ preziosa di questo anno è aver scoperto quanto possano essere bellissime le persone, quanto possano essere stupende e sorprendenti, quanto possano amarti e quanto tu possa amarle.
Non c’è stato niente di brutto, quest’anno, persino le cose più tristi sono state pulite e limpide.
E faccio sogni pazzeschi, avventurosi e allegri, sogni talmente fighi che ti viene voglia di scrivere su un quaderno a quadretti per non dimenticarli.

Quest’anno, sarà la piccola neve leggera che è caduta su Bologna in questi giorni, mi sembra Natale piu’ del solito.

 

dell'infinito mondo delle Possibilità

Bene. Ho la testolina invasa di pensieri d’ogni sorta e difatti non dormo decentemente da settimane, ma non mi sento stanca, è come se il mio cervello stralavorasse e il corpo si fosse semplicemente adattato.
D’altronde una buffa congiuntura astrale ha messo improvvisamente in rivoluzione una buona parte della mia esistenza, e tutto contemporaneamente, anche aspetti assolutamente scollegati tra loro.
E così mi ritrovo pensierosa felice stupita dalla vita e con qualche decisione da prendere, di cui una che potrebbe cambiare e il refrain dei miei prossimi 6 mesi.
Ho voglia di fare cose nuove, dare gli ultimi esami, svegliarmi con il sole e non pensare alle conseguenze di niente.
Nè delle scelte per il futuro, nè dei sentimenti, nè di altro.

Fuori dalla finestra un cielo che sembra finto sta giocando con l’arancione, il rosa e il celeste, e allora non c’è davvero nulla che sembri impossibile, stasera.

un piede nella fossa!

A ventidue anni non è chiaro se devi considerarti ancora una specie di adolescente tardivo a cui la società impedisce di rendersi indipendente, o se invece sei già entrato a tua insaputa in quella fase della vita in cui non festeggi più compleanni e ti vengono i dolori reumatici.
Ecco, fino ad oggi languivo piacevolmente nel dubbio, ma da quando stamattina Sara ha pronunciato la parola CASA insieme alla parola MUTUO allora ho capito che non c’è scampo: siamo davvero entrate nel mondo dell’ "adultezza", che ci piaccia o meno.
L’aspetta positivo di questa infelice presa di consapevolezza è sentire Sara fare progetti su un futuro a Bologna e non altrove, e quindi sapere che non sparirà nel nulla da un giorno all’altro lasciandomi nello sconforto piu’ totale.
Intanto proseguo la mia esistenza da ciambella: sabato e domenica lavoro come hostess in due posti diversi, lunedi di nuovo lezioni e di conseguenza quintali di libri da leggere.
Con tutti i lavoretti che sto facendo i progetti astratti di viaggi mediorientali cominciano quasi a sembrare realistici, e Stefano mi ha dato addirittura la sua parola d’onore che il viaggio SI FARA’!  Vedremo.
Comunque, vecchiaia che avanza a parte, ci sono tutte le avvisaglie di avere iniziato un bel periodo.

gran furbata

Nel calduccio rassicurante della mia camera risuonano le note al pianoforte dello straordinario Giovanni Allevi, e circondata dalla melodia dolcissima di Ti scrivo lascio che scivoli fuori dalla mia testolina tutto quel che è di troppo.
E’ uno di quei momenti in cui ho la netta sensazione che in un modo o nell’altro andrà tutto bene.
Intendo in generale, della mia vita, dei miei sogni, di quel che mi aspetto e non avro’, e di quel che capiterà senza che io me lo sia aspettato.
Sarebbe davvero grandioso sentirsi sempre così, addormentarsi sognando viaggi infiniti chissà dove e  immaginandosi un futuro formato telefilm, senza quella detestabile sensazione di ineluttabilità con la quale ho imparato mio malgrado a convivere.
Vorrei davvero che le cose andassero come in questo istante mi sembra debbano andare: la laurea, le città da vedere, il lavoro, l’intera scala cromatica dei sentimenti… tutto insomma.
Non so di preciso cosa mi abbia fatta diventare cosi’ pensierosa sul futuro, ma so per sicuro che una volta non lo ero.
D’altronde, se lo fossi stata, non avrei di certo lasciato per ultimi gli esami di economia.

della RuscoTerapia

Sto leggendo Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull di Thomas Mann e sono in rinnovamento.
Per prima cosa ho comprato per la mia camera delle belle tende gialle che filtrano la luce e mi mettono il buonumore, poi ho buttato tre interi sacchi di oggetti che consideravo essenziali e che assolutamente non lo erano, ho messo in ordine le centinaia di libri che avevo ammonticchiato ovunque e ho svuotato il computer da migliaia di files d’ogni tipo.
Il fatto è che sono sempre stata una allucinante conservatrice di qualsiasi cosa, ma comincio ad essere grandicella e finalmente posso permettermi di dimenticare fatti e di liberare cassetti.
Sono andata avanti a riempire i sacchi neri della spazzatura fin quasi a mezzanotte e alla fine di tutto mi sono sentita incredibilmente soddisfatta e leggera: ci sarebbe di che inventarsi una terapia psicologica!
Domani ho una giornata che dire intensa è un eufemismo, anzi, per essere precisi ho davanti un intero mese da delirio, ma non mi va di starci a rimurginare sopra (ultimamente ho una spiccata inclinazione ad angosciarmi per niente) e la cosa migliore è uscire un po’, stancarmi, e possibilmente addormentarmi senza le solite smanie organizzative notturne.
Perchè purtroppo la notte, appena spengo la luce, nella mia testa inizia una frenetica e delirante pianificazione di esami, appuntamenti, ricevimenti di professori, tesine di laurea, crediti formativi da accumulare, complicate strategie da attuare per passare esami di economia…. a cui possibilmente incastrare lavori con cui guadagnare una montagna di soldi da sputtanare in vacanze mirabolanti e arredamento ikea.
Sono stanca di tutti questi calcoli tattici pre-sonno…una camminata per le vie fredde del centro ed una birra  forse possono salvarmi.

goodbye duemilasei

E’ la decima volta che inizio questo post e lo cancello. Avrei voluto che fosse una sorta di memoria postuma del duemilasei appena finito, ma per una strana ironia quando le cose da dire sono troppe si finisce per non riuscire a dire un bel niente.
Non è che siano successe cose sensazionali e come ho scritto molte volte per un sacco di tempo mi sono sentita come sospesa in un vuoto galattico, eppure è ugualmente impossibile riassumere tutto in qualche riga di sintesi.
Da agosto in poi però le cose sono cambiate…Guardo le fotografie e mi accorgo che sono piene di colori come se avessi ricominciato a vivere a colori pure io. E’ un buon segno direi.
Ho dato esami, lavorato, ballato fuori ritmo, cantato stonatissima in motorino, iniziato a volere bene ad alcune persone, imparato cosa si prova quando qualcuno non c’è più, saltato lezioni, e fatto molte fotografie.
Penso saranno loro, molto più delle parole, a ricordarmi questo duemilasei cosi strano ma tranquillo.
La serenità è un lusso assoluto e come tutti i lussi la si prende in considerazione solo se manca, ma io l’ho capito e non voglio fare l’errore di dire che mi è mancato qualcosa.
Ho avuto tutto, ringrazio cortesemente e per il duemilasette chiedo solo un sottofondo dei Belle & Sebastian e colori accesi, se possibile.

l'anno dei brilli

Se potessi decidere esattamente cosa fare nei prossimi giorni agirei in questo modo:
mi chiuderei in casa a dormire e bere latte parzialmente scremato per due giorni interi, poi riprese le forze mi darei a folli nottate di bagordi piene di waikiki e di balli dementi, e farei tardissimo come non faccio da un bel po’.
Però per ora n’est pas possible, così faccio la brava in attesa di un esame che non passerò mai e proseguo col mio lavoretto natalizio di hostess Wind.
Un paio di giorni al Mediaworld mi hanno trasformata in una specie di sorridentissima signorina da pubblicità con addosso una gonnellina perbene e delle scarpette perbenissime, immersa in un mondo materiale di promozioni, convenienza e vendite esorbitanti.
Ho visto gente comprare come niente cellulari da 300 euro a dei bambini di undici anni, e altri chiedere finanziamenti dilazionati per avere l’ultimo modello in voga senza poterselo permettere. 
Possibilità personali a parte, nel complesso tutti vogliono comprare, spendere e trovare felicità negli oggetti… ed è una cosa che in fondo facciamo abitualmente, ma vederla in dimensioni cosi megascopiche fa una certa impressione e un pelo paura.
Me ne stavo li’ con la mia camicetta bianca addosso e mi chiedevo se era accettabile tutta quella brama folle di oggetti costosi che neanche ci servono. Voglio dire: è normale essere felici di possedere qualcosa di bello, il desiderio del bello e del miglioramento tecnologico ha mosso il mondo, ma così sembra davvero troppo…è un disturbo compulsivo collettivo. 
Comunque seppur alimentato dal lurido consumismo della società, è un lavoro non male e questo per me è un periodo felice. Faccio sogni felici che ricordo anche da sveglia, e quando cammino per la strada mi sembra di amare tutto e tutti, anche la gente ferma con me al semaforo rosso.
E’ come se stesse per iniziare un anno di brillantini e stelle.

del compleanno e della rivoluzione

Ultimamente dormo sonni profondi ingombri di immagini e fatti quasi realistici, faccio e dico cose che poi il super-io mi censura e che quindi ricordo solo a tratti,  poi mi sveglio desiderando che la mia vita abbia un sottofondo fisso tipo Let forerver Be dei Chemical Brothers.
Sarà che leggo un po’ troppo Marquez e mangio un sacco di pesche, quelle lucide senza i peletti,  o sarà che tra un minuto e trenta secondi compio gli anni, ma il mio cervellino sfarfalla piu’ del solito, stralavora.
Negli ultimi tempi per debolezza ho sbagliato molte cose e il  6 di settembre è una data significativa per prenderne coscienza, per dar vita ad una rivoluzione copernicana in formato ciambellesco, senza strappi ma efficace.
Immagino sia un pensiero scemo, ma vorrei che Sara fosse qui, cosi potrei raccontarle queste baggianate e farmi sgridare un po’.
Ma nonostante le mancanze è il mio compleanno, e inoltre credo che il lungo periodo di sospensione nel vuoto stia terminando.
Me ne sono accorta gironzolando per la facoltà alle dieci del mattino, accorgendomi che è di nuovo piena di facce conosciute e bevendo i primi caffè al Bar dei Servi con gli amici.
L’altra notte ho preso un foglio e ho scritto un impietoso j’accuse verso me stessa.
Ho ventidue anni e mi sento piuttosto bene, giuro e stragiuro che tornerò ad essere coraggiosa come lo sono stata in certi momenti gloriosi, come Bismarck davanti al Reichstag, come Julien Sorel nei salotti parigini.

D'un inverno lento

Questo inverno sembra non finire mai. Di tanto in tanto una giornata di sole spezza la monotonia, ma i mesi passati sono stati lunghi lunghi, lentissimi come non mai e terribilmente freddi.  Anche oggi che il cielo è azzurro, l’aria è gelida e io non faccio altro che pensare a quelle belle giornate primaverili in cui si può stare sui colli a far finta di studiare, con gli occhiali da sole nuovi di zecca e addosso solo una felpina azzurra di cotone.
Avrei voglia di chiamare il ricciolino, ma so che è tornato a casa tardi e che lo sveglierei, così aspetto e penso che in fondo non manca tanto nemmeno alla primavera. Bisogna solo avere pazienza, per tutto, e aspettare giornate più leggere, il sole, l’erba verde e morbida dei parchi, le farfalle.
Mi chiedo perchè i luoghi di lavoro vengano costruiti così grigi e tristi, perchè alle pareti non facciano dipingere arcobaleni e nuvole cotonose come quelle che si vedono dal finestrino dell’aereo. Faccio pensieri un pò scemi e forse avrei voglia di non crescere mai, non dovermi confrontare con il mondo del lavoro, non dovermi preoccupare per le lezioni all’università che sto saltando, nè nient’altro.