Category Archives: della fantasia

Sunshine and Clouds (and Everything Proud)

Per te è stata una settimana lunghetta e pesante, piena di impegni e scocciature, e quando ieri sera finalmente è arrivato il momento di fare le cose belle, andare a cena e riposarci vicini, è stato un piacere unico.
Quando siamo insieme ogni cosa si sistema, va al suo posto, e fa dimenticare qualsiasi nervosismo dettato dal lavoro, dagli idioti, dalle incombenze varie.
Credo di aver compreso per la prima volta cosa significa la parola "nido": noi insieme lo siamo, siamo un posto in cui rintanarsi e rinfrancarsi e consolarsi e pulirsi le penne, e progettare nuovi voli, voli da passerotti.
Prima d'ora non avevo mai avuto un nido, ed è così bello sentire di avere un posto dove tornare, un posto di cui hai sempre voglia, e dove puoi mettere le cose migliori di te…

Stamattina, c'è un semisole condito da seminuvole, è dicembre e noi seguiamo con entusiasmo infantile le notizie di rivolte, scioperi e sommosse varie.
Sarebbe bellissimo se tutto cominciasse propriamente a muoversi, e se giungesse il momento della resa dei conti, del caos, delle fotografie in bianco e nero, dei cappotti caldi, dei giovani per le strade, di qualcosa di nuovo.
Ieri notte, davanti ad una antica osteria, una ragazza riccia girava la manovella di un organetto di legno, e faceva scivolare lungo il vicolo, e in alto verso il cielo, le note punzecchianti di vecchie canzoni popolari.
Attorno, la gente cantava, brilla di vino, e per un attimo a me è parso che ognuna delle cose che ho scritto poco fa possa davvero succedere.
 

Cade giù, su sfondo grigio-ghiaccio, un pò di quella pioggia autunnale che fa venire voglia di cioccolate con panna e negozietti di design in cui perdersi.
Le mie orchidee, però, immerse nel tepore di casa credono sia di nuovo primavera; gettano su nuovi germogli ed io invidio il modo semplice in cui si fanno ingannare.
Mentre scrivo qui, mi premuro di gettare di tanto in tanto un’occhiata severa a Polpetta, impegnata a fare la guardia ad una rondella di liquirizia che deve aver scovato non si sa come nella mia borsa.
La bestiaccia questa mattina aveva freddo e nonostante il ridicolo maglioncino di lana che le ho infilato addosso pareva non avere alcuna intenzione di uscire a fare la pipì sotto le intemperie.
Io, invece, è come se fossi nel mio ecosistema, con la cuffietta di lana e gli stivaletti di gomma, con la sensazione, soprattutto, che ci aspettino cose.
E’ un autunno tremendamente dolce, anche se freddissimo. Ieri ho perso uno dei miei amati guanti svedesi, ero un pò triste e tu mi hai disegnato la storia del mio guantino, scappato in giro per il mondo con una guantina spaiata come lui. Sorrisi enormi.
Me ne sto qui, tranquilla, scorrendo fotografie di case olandesi con il caminetto, e pensando a quanto desidero che sia presto. A quanto voglio che su Amsterdam cada la neve, e sia abbastanza freddo da dover dormire uno dentro l’altro.

pioggia e bacchette magiche

Richiede impegno uscire dal piumone morbido, e andare per vezzo alla finestra a scoprire qualcosa che sapevi già.
Piove, difatti, piove come in quegli autunni prettamente scolastici in cui a pensarci adesso ti pare piovesse sempre.
Ed è un venerdì mattina, e oggi non ho la giornata stipata di cose come quella di ieri, e mi piace crogiolarmi nel pensiero lieve che in pausa pranzo potrò sedermi sulla mia poltroncina di Feltrinelli sforzandomi di non addormentarmi, o magari potrò pranzare con una fetta di quella torta buonissima carote e mandorle guardando la pioggia da dietro la vetrina del caffè di via de’ Giudei.
Sono momenti che amo, e che mi fanno sentire forte.
Guardare la strada e le persone da dietro il vetro rigato di gocce. Sorridere, a volte, ed essere felice se qualche estranea o estraneo sorride di rimando, neanche ci si fosse raccontati una miriade di cose, con quei due sorrisetti incerti. E’ bello immaginarsi la loro vita, fare finta di conoscerla, fare finta che loro possano indovinare dietro i tuoi occhi chissà che cosa, quel piccolo viaggio che farai, l’emozione bambinesca per le lezioni che stanno per cominciare, le paure cretine, i desideri, le voglie, il piacere nel mordicchiare i pezzettini di mandorla in mezzo alla torta. Tenendo la forchetta tra le dita, e usandola come la più potente delle bacchette magiche, fare muovere il mondo e pensare alle cose belle.
E tanto posso essere forte quanto posso essere debolissima. Ma credo di dover fare i conti con tutte le mie paure e le mie insicurezze, ed essere semplicemente felice perchè le cose vanno davvero bene, senza preoccuparmi di scavare un bunker in attesa di chissà quale immane catastrofe.
Smiagolare in cerca di rassicurazioni, e credere, in fin dei conti, di non meritarmi tutto questo, è sciocco.
Mi spaventa l’idea che tutto finisca sempre, che le cose siano fragili, che le felicità siano momentanee. Ma non è una scoperta che valga la pena fare a ventiquattro anni, dovrei saperlo da tempo e non dovrei più inquietarmene.
Ho voglia di baci, e di tempo speso bene…

momenti di grazia

Fuori sole. Iniziato il secondo capitolo della tesi, il che vuol dire che va bene.
Vorrei fosse sempre come in questi primi giorni d’autunno, con le colline illuminate dalla luce e spazzolate da un vento freddo che viene da chissà dove.
Sì, vorrei fosse sempre tutto morbido come in questo periodo di scrittura, in cui nuoto felice tra sentenze della Corte costituzionale, colazioni al cafè all’angolo, film di Cédric Kaplish su Parigi e libri di Alvaro Mutis in cui mercantili fantasma vanno su e giù tra il Baltico e il Sudamerica.
E sembra passato un millennio dai giorni di Helsinki, e invece è poco più di un mese e allora il tempo è davvero buffo e stravolto.
Sto qui a litigare con l’interlinea del documento word, fra un’ora devo essere al lavoro, e tutta la mia devozione va verso un cappottino rosso saltato fuori dalle pagine di una opulenta rivista di moda. Mi rivoltano la testa immagini parigine, mi piacerebbe camminare su un qualche ponte affacciato sulla Senna, con il suddetto cappottino rosso, e degli stivaletti marroncini che fanno tac tac per terra.
Ecco, cos’è, questa, se non la felicità?

i dettagli, i dettagli…

Ci sarà un giorno in cui qualcuno mi spiegherà perchè dobbiamo continuare a sobbarcarci i costi esagerati di una compagnia aerea, ma non solo, che ha le tariffe più indecenti sul mercato, e i cui manager hanno beneficiato di stipendi milionari per il grande merito di averla mantenuta in perdita costante, e i cui dipendenti sono stati per decenni vezzeggiati e coccolati e viziati con una marea di benefit e privilegi a dispetto del disastro economico in cui l’azienda era incastrata.

A parte questa domanda cruciale, che non mi dà pace, questa mattina aprendo gli occhi mi sono trovata sulla testa il soffitto azzurro. In quel momento mi sono ricordata in che senso i dettagli possano fare la differenza.

del rafting e in generale delle cose nuove

Bevi latte tiepido che non ti sembra di aver mai desiderato altro, poi lavoro, lavoro, lavoro, e tra le altre cose fai anche rafting (sì sì proprio rafting).
Perchè la tutina in neoprene ti dà un’aria quasi sportiva, e alla fine del torrente ti vengono in mente una marea di cose avventurose che hai improvvisamente e misteriosamente una gran voglia di fare.
Leggi Simenon, e Simenon è un gran bel leggere.
E percorri la tratta via Irnerio-Piazza Santo Stefano in meno di cinque minuti.
E puoi quasi giurare che il signore dei Krapfen ti abbia sorriso, l’altra notte.
E insomma, a parte tutto, avendo il buon gusto di fare le cosine senza fretta e a modo…

io e rimbaud

Giorni di lune, e
frasi corte dei sogni.

Rêvé pour l’hiver

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose
Avec des coussins bleus.
Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose
Dans chaque coin moelleux.

Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,
Grimacer les ombres des soirs,
Ces monstruosités hargneuses, populace
De démons noirs et de loups noirs.

Puis tu te sentiras la joue égratignée…
Un petit baiser, comme une folle araignée,
Te courra par le cou…

Et tu me diras : "Cherche !" en inclinant la tête,
– Et nous prendrons du temps à trouver cette bête
– Qui voyage beaucoup…

Arthur Rimbaud

En wagon, le 7 octobre 1870