Category Archives: della fantasia

tout va bien

Ho tra le mani le fotografie dell’ultimo rullino fatto con la Lomo.    C’è un bel ritratto di Claudia, c’è la mia famiglia, c’è il piano inferiore del negozio di stampe di via de Castagnoli, c’è Roberto che mi umilia a pallacanestro in una riedizione 10 years later di cose avvenute migliaia di volte tanti anni fa.     C’è, anche, un piatto pieno di ciliegie rossissime, appoggiato su una vecchia tovagli a quadretti.  La macchinina sovietica rende tutto incredibilmente retrò: guardi foto scattate qualche giorno prima e ti sembra di sfogliare un vecchio album, o i fotogrammi di un qualche filmino senza audio.

E’ un maggio piovigginoso, umido, capriccioso. La mattina mi vesto ponderando mille variabili atmosferiche, ma sbaglio quasi sempre, nel giro di pochi minuti lo scenario cambia completamente e ti lascia lì un pò inebetito a chiederti come sia possibile.  

Non ho ancora internet a casa e questo fatto mi costringe a venire in facoltà tutti i giorni, ma ad essere sincera nemmeno mi dispiace troppo perchè con un pò di fortuna finisci a prendere il caffè con qualcuno che non vedevi da secoli, o tante altre cose che rendono la mattina luminosa.

 

Happiness is real only when shared

Da piccola una delle mie videocassette preferite era un film vecchissimo che secondo me non conosce quasi nessuno, mi pare si chiamasse La meravigliosa avventura di Sam e l’orsetto lavatore.
Era la storia ai miei occhi incredibilmente affascinante di un bambino che scappava da casa sognando di  raggiungere le motagne del Canada.
Seguivano le meraviglie e le difficoltà della sopravvivenza nei boschi, gli incontri magici con i falchi pellegrini e con i racconti di Thoreau…tutte cose apparentemente innocenti che hanno invece definitivamente traviato la mia personalità.

Ma io avevo dimenticato tutto questo, l’avevo dimenticato fino a ieri sera!
Era tanto che volevo vedere Into the wild, ma per quanto sospettassi che mi sarebbe potuto piacere io non immaginavo potesse esistere ancora un film così incredibilmente bello.

Non ho alcuna intenzione di fare una recensione, quasi quasi le odio le recensioni, ma voglio annotare la mia emozione di ritrovare in quel viaggio solitario le inquietudini proprie di tutte le persone che sognano sempre e dovunque.
Intendo quelle persone irrequiete, forse ingenue, forse egoiste, forse immature, che in qualunque posto del mondo si trovino non riescono a non pensare a dove potrebbero essere.
E’ una storia bellissima, una storia ingiudicabile proprio perchè non vuole insegnare nulla, una storia di ricerca, di desiderio, di sogno, di debolezze e illusioni, di sbagli e coraggio e paure.

E sulla fotografia che scorre sui titoli di coda, l’autoscatto di un felice Christopher Johnson McCandless, io ho sorriso e ho pensato che ci sono vite che sono parabole meravigliose.

la febbre, i ritorni e i buoni propositi

ParisIl termometro a mercurio, tenuto con ostinazione in posizione strategica sotto al braccetto, mi regala un 37.3° centigradi.
Che uno molto razionale direbbe che mica è febbre, quella, ma io NO, io ritengo che per me puo’ ritenersi  febbre, e percio’ sono ufficialmente piu’ che autorizzata a fare l’ammalata.
Ma un’ammalata di tuttto rispetto, appena tornata dalla Francia con una bottiglia di Bordeaux château nonricordoquale, e un qualcosa tipo 500 foto.
Ed e’ stato breve bellissimo e stancante lasciarsi affascinare da Parigi, dalle stradine di Montmartre, dai negozietti del Marais, dai quadri, e soprattutto dalle persone.
Perchè anche nella più bella città del mondo, è sempre la gente che ti sorprende piu’ d’ogni cosa, che più ti incanta.
E’ parlare inglese con i vicini di tavolo al ristorante, osservare i personaggi misteriosi e buffi che popolano le strade e la metropolitana, ascoltare le frasi, i modi di dire, il modo di ridere, i titoli dei giornali, persino i cartelloni della pubblicità, le sciocchezze.
Ecco, è  questo che ti sorprende e ti resta dentro, per sempre: le sciocchezze.
Come chiedere il menù ad uno che non è il cameriere, come portare una baguette come bagaglio a mano e farla passare ai raggi X, come ascoltare umberto Tozzi in duetto sul taxi che alle cinque e un quarto del mattino ti riporta a prender l’aereo, come come come…come tante cose.
E ora ricomincia la vita qui, e bisogna studiare eccetera,  e siccome ho avuto tantissime cose quest’anno, diciamo tutto, non mi permetto di chiedere nulla di piu’.
Faccio la bravina, promesso.

bianco come la neve

Grande revival dei Belle nella soundtrack di questo dicembre, un dicembre che sa di zucchero a velo e the british, che sa di canzoni melodiche, di viaggi verso le penisole, e di strade alberate in cui si vorrà vivere.
Perchè se penso alla vita, adesso, mi sembra una immensa parabola.
E la cosa piu’ preziosa di questo anno è aver scoperto quanto possano essere bellissime le persone, quanto possano essere stupende e sorprendenti, quanto possano amarti e quanto tu possa amarle.
Non c’è stato niente di brutto, quest’anno, persino le cose più tristi sono state pulite e limpide.
E faccio sogni pazzeschi, avventurosi e allegri, sogni talmente fighi che ti viene voglia di scrivere su un quaderno a quadretti per non dimenticarli.

Quest’anno, sarà la piccola neve leggera che è caduta su Bologna in questi giorni, mi sembra Natale piu’ del solito.

 

varie et eventuali

Sentirsi precisa precisa come dentro un quadro di Musante.
Ascoltare 100 volte di seguito le stesse canzoni.
Fissare il libro di statistica senza mettere a fuoco le lettere, perdendosi in immagini e pensieri che farebbero rabbrividire un adolescente.

Ascoltare quel verso che dice There’s too much love to go around these days…, e avere l’impressione di capirlo per la prima volta.
Esplorare la facoltà dai sotterranei alle torrette con un qualcuno che soffre di vertigini , e sussultare per ogni misteriosa scoperta.
Girare in motorino per Bologna con una maglietta a maniche corte e quella gonnellina che avevi comprato due mesi fa come gesto d’ottimismo.
Ricevere un regalo che diventa una delle cose a cui tieni di più.
Sapere che domani mattina farai il tuo classico giro per per il centro del sabato, un must assoluto.
Decidere che domenica, invece, ti sveglierai e farai una torta al cioccolato.
Sapere che hai davanti due serate di tutto rispetto.
Compiacersi di avere carta bianca su certe domandine.
Non dimenticare che hai un desiderio da esprimere.

entusiasmi infantili

Di sottofondo, e neanche tanto, "My wandering days are over" dei Belle.
Mi atteggio a divetta viziata, sto seduta in una maniera irriproducibile e mi spennello sulle unghie uno smalto trasparente con in mezzo un putiferio di stelline argentate che nemmeno a 12 anni.  
Ecco, nel mezzo di tutta questa scenetta da telefilm getto uno sguardo d’insieme alla mia ultima settimana e mi sento bene: riassumendo ho lavorato parecchio, studiato poco, fatto tardissimo un paio di volte e dormito pressocchè nulla.
E’ un buffo periodo di entusiasmi infantili, caffè amari, alimentazione casuale, corsette e insonnia pesissima, eppure sto a meraviglia e porto a spasso un paio di guanciotte rosa e due occhietti luccicanti quasi scandalosi.
Scrivo come non scrivevo da secoli, ho voglia di uscire, parlare, vedere posti, innamorarmi di canzoni nuove, progettare viaggi avventurosi che difficilmente farò, tagliarmi i capelli e comprarmi un paio di occhiali da sole per poi non metterli mai.  
Ho ascoltato con apprensione il mio cuore e, meraviglia, è ancora li’.
Qualche mese fa, precisamente la notte del mio compleanno, ho preso in mano un foglio e ho scritto verso me stessa un impietoso j’accuse, crudele a tal punto che nemmeno il mio peggior nemico avrebbe potuto fare di meglio.
In quell’occasione avevo promesso qui sopra che sarei tornata ad essere coraggiosa come in certi momenti gloriosi, come Bismarck davanti al Reichstag, come Julien Sorel nei salotti parigini.
Ebbene, lo so che c’è voluto tempo, ma credo di avercela fatta.

Allegoria

Forse è questa specie di primavera fuori tempo a scombussolarmi, a rivoltarmi dentro umori e sentimenti, a farmi sentire un momento felice e un attimo dopo come dentro un lugubre pozzo, ma è davvero così: mi sento indefinibile, la metà di tutto come ha detto con precisione qualcuno.
Ascolto Ludovico Einaudi e mi vengono i brividi, poi mi sveglio al mattino un po’ agitata sentendo caldo, e con un gesto infastidito scalcio in fondo al letto il piumone pesante. Ma non fa freddo nè caldo.

Ho tirato fuori dagli scaffali alcuni libri che non consideravo da molto, ci ho soffiato sopra per togliere il velo di polvere, e con un po’ di emozione ho cercato le pagine che avevo sottolineato a matita millenni fa, quando ero solo una mozzarellina.  Mi sono accorta di essere stata fortunata: fiduciosa e impreparata alla vita com’ero chiunque avrebbe potuto farmi a pezzi.
 
Ma tu, tenero cuore, amami ugualmente! Sii madre
Madre per un ingrato,  Madre per un perfido;
sorella o amante, sii la dolcezza effimera
di un autunno glorioso o d’un sole al tramonto.
BaudelaireI fiori del Male