Category Archives: della fantasia

prima della pioggia

Dopo qualche giorno di mare sono tornata nell’amata città semideserta, ho trovato le mie piantine di basilico un po’ ingiallite per la troppa pioggia e sono stata contenta di varcare la porta della mia camera.
Eppure questi pochi giorni mi sono serviti e sono stati belli. Ho fatto lunghe passeggiate sulla spiaggia con la cagnina , sonnecchiato al sole, gironzolato in bicicletta sul lungomare con la Polpetta nel cestino, scattato foto agli inaspettati tramonti romagnoli, e ho persino incontrato Raffa nel posto piu’ impensabile.

Ormai e’ qualche giorno che sono a Bologna e sento sempre più forte l’impressione netta che questo sia un periodo di attesa, uno strano periodo di transizione, e per essere più precisa io mi sento come sospesa nel vuoto…ma non è sgradevole come sembra, anzi.
Mi ricorda quell’attimo di rumoroso silenzio che precede la pioggia, quando si vede che STA PER ma ancora non succede.
In quel momento chiunque potrebbe capire che pioverà ad attimi ma ancora non cade una goccia.
Ecco mi sento cosi, sospesa, in attesa, ma tranquilla.
 

intitolabile

Ultimamente la mia vena letteraria-compositiva è in riposo, diciamo che se n’è andata in vacanza, e il risultato è che scrivo davvero poco e male.
Potrei raccontare del pomeriggio al Parco dei gessi col ricciolino, o della partita di oggi al Dall’Ara con il sole che cuoceva il cervello e l’aria d’estate tutta intorno, ma non mi va, non mi riesce. 
Farei, come troppo spesso ultimamente, un banale elenco di fatti e fattucoli senza riuscire a comunicare un bel nulla e piuttosto preferisco astenermi.
Vorrei solo appuntare a postuma memoria che va tutto piu’ o meno bene, che non ho la forza di volontà per aprire il manuale di Diritto Costituzionale, che fa finalmente caldo e che da quando se n’è tornata a casa mi manca terribilmente Sara, i nostri caffè, le chiacchere sceme.
Del resto ho solo voglie e accumuli di desideri da realizzare, brama d’estate, di colli bruciati dal sole, di birre fredde in piazza Santo Stefano, di mare, di bianco calce.
Null’altro di rilevante.

d'una partita di baseball

Forse il mio dente del giudizio ha capito. Forse ha capito che non c’era verso di starci e ha rinunciato, ha desistito per sempre dal disturbarmi, sarebbe proprio bellissimo…  E’ una splendida mattina di sole, ma fredda, e io sto qui al computer della mia amata aula studio con vetrata sulla solita fontana decadentista e sento i brividi lungo la schiena fino alle guance.

Il ricciolino si è tagliato i capelli, non è piu ricciolino ma sta benissimo, è come quando l’ho visto la prima volta e aveva la faccia scontrosa. Ieri sera siamo stati un po’ insieme, poi mi sono sentita terribilmente stanca e sono tornata verso casa. Ho visto il campo da baseball illuminato a giorno, con migliaia di macchine parcheggiate ovunque, e non so perchè ma ho avuto voglia di fermarmi. Sono salita in tribuna e ci ho messo un po’ a capire da che parte mettermi. Credo fosse la finale scudetto, stavamo vincendo e la gente gridava fortissimo, e io mi sono sentita terribilmente felice, li’ da sola in mezzo a migliaia di inferociti tifosi in blu. Il lanciatore ha eliminato l’ultimo battitore e la gente è saltata su contro i parapetti e io sono andata via contenta mentre scoppiettavano fuochi d’artificio e pareva di essere dentro un telefilm americano del tardo pomeriggio. E’ stata una cosa buffa per finire la serata, e poi mi sono addormentata presto.

Nessun’altra novità, solo studio e sole.

del rientro e di un tuffo indimenticabile

Ogni volta che torno a casa dopo un bel viaggio mi sento strana, un misto di inquietudine e pace, di malinconia e felicità.
Forse è il mare che per una nata in pianura fa sempre un certo effetto, o forse è solo la scoperta della possibilità del  distacco dalle cose su cui basavi la tua vita fino a qualche settimana prima, la sensazione della loro non necessità, non importanza.
Io ho staccato letteralmente per due settimane, sono partita senza neanche lo strategico rimmel, non ho frequentato computer, non ho studiato, non ho fatto vita mondana, non ho cercato di apparire bella, nè simpatica.
Una sorta di ritiro monacale riuscitissimo, pieno di sole, mare, dormite, giornaletti scandalistici della peggior specie, spassose letture mattutine delle intercettazioni telefoniche di Ricucci, camminate su e giu’ per la scogliera ripida. Insomma, una vacanza che farà inorridire la maggior parte di chi legge ma che nessuno può aver ha idea di quanto mi servisse.
Ho fotografato in qua e in là così come veniva, senza particolare dedizione, e ho trovato gattini, case, grotte, scogliere, colori, luci che non saranno da national geographic, ma bellissimi lo stesso a modo loro.  Il paesino di case bianche, le pietre levigate per terra, le stelle marine in un mare dai colori incredibili, pieno di pesci bellissimi.
L’ultimo giorno poi, come in tutti i film in crescendo, la magia d’un giro in barca per tutta la costa, e un bagno da sogno in una grotta fonda in modo infinito, inondata d’azzurro turchino per un effetto di rifrazione inspiegabile che la rende unica al mondo.
Al buio fitto della grotta, l’uomo che ci accompagnava ha visto come guardavo quella luce pazzesca sotto l’acqua celeste, mi ha detto "buttati".
Non ho nemmeno pensato, non ho nemmeno avuto il tempo di avere paura del buio, del fondo, del nulla, dell’impatto gelido con l’acqua, che ero già saltata.  Non ho sentito niente, nemmeno un briciolo di freddo, l’andrenalina a palla quasi mi toglieva il respiro per quella piccola follia che sarebbe vietata. Galleggiavo nell’azzurro e la luce arrivava da sotto, da un cunicolo che partendo all’aperto da 100 metri più sopra sbucava poi molti metri sott’acqua, e il resto era tutto scuro. Gli altri sentendo il tuffo si sono girati a guardarmi e forse hanno pensato fossi matta, ma poi era troppo bello e hanno cominciato a buttarsi tutti uno dopo l’altro, e ridevamo immersi in una luce azzurra, e tutti che dicevano che era troppo pazzesco, troppo bello per essere vero.
Siamo risaliti e ci guardavamo sorpresi l’uno con l’altro perchè avevamo appena fatto una cosa vietata e forse un pelo pericolosa, ma d’una bellezza indimenticabile.
E’ stata una vacanza splendida, sono abbronzata e riposata. Siamo tornati di notte, dieci ore di macchina interminabili, tutta l’Italia autostradale che sfilava dietro il finestrino, la cagnetta che ronfava, le stelle in cielo. 

(Il fotoreportage della vacanza della Polpetta lo trovate ovviamente sul suo blog )

del donare

Stamattina insieme a vanity fair e alle solite scemenze nella buchetta ho trovato una lettera dell’AIDO.
La aspettavo da un po’, dentro c’era la mia tesserina, quella da mettere nel portafoglio e che ha pieno valore legale.
Ho ventanni e alla morte penso in modo superficiale, come d’una cosa astratta e su cui non indagare troppo, una cosa dolorosa ma lontana.
Ci penso quando qualcuno rischia di uccidermi in motorino, o  quando vado a ritirare gli esami del sangue e non voglio avere brutte notizie.
Ci penso un attimo, come un brivido, ma non ho paura. Sarà incoscienza, o i ventanni, ma ho paura solo per come si sentirebbero i miei genitori, i nonni, la Polpetta, il ricciolino.
Però insomma, se mi succedesse mai qualcosa, io cosa avrei combinato di rilevante?
Non troppo, diciamocelo pure. Niente libri generazionali con milioni di lettori, niente vite salvate, non so neanche suonare il flauto…insomma, uno schifo.
Mi son detta che in fondo se morissi potrebbe capitare di essere utile a qualcuno, magari qualcuno che sa suonare il pianoforte, o che farà dei figli, o semplicemente vorrà bene a persone, le amerà. Mi fa meraviglia il mio cuore dentro qualcun’altro, il mio fegatuccio su un bambino, i miei reni su un rapinatore…
Son contenta di avere quella tesserina in tasca, non è giusto che un genitore debba prendere una decisione cosi’.

E comunque, Tiè!


 

Version 2.0

 Pace & amore a tutti! 
La Ciamby si è aggiornata alla versione 2.0 , quella vacanziera e molto rosa.
Ho persino ricominciato a dipingere! Su una tela lunga lunga e strettissima sto facendo un campo di iris di Van Gogh che promette davvero bene e mi rilassa.
Mi rilassa pulire i pennelli, sciogliere i colori nella trementina e sentirne l’odore acre, mettere blu e azzurro dove c’era solo bianco e segno grigio di matita.
Ho ricominciato anche a uscire la sera senza pensieri angosciosi da esame, e ieri c’è stata la festa di laurea di Enry e al parco Talon abbiamo fatto una bella cena immersi nella natura, con tanto di zanzare assassine e candele, con il ricciolino adorato, la Licia, Micky, Luca, l’Ilaria, e proprio tutti tutti.
Saremo stati una ventina, e più veniva buio più saltavano fuori bottiglie di vino rosso dalla vita molto brevebecchi sulle gambe, bacini, scemenze e le canzoni stonate urlate al cielo lassù…Chi arriva prima a quel muro?
E sto bene, in armonia perfetta con la mia tela lunga un metro e mezzo, con la Polpetta sempre più sonnecchiosa, con il ricciolino affettuosissimo come sempre. Va finalmente tutto piuttosto bene.

della stanchezza e del mare

Sono stanca e un po’ apatica. Non malinconica, non triste, non felice.
Solo tanto stanca per aver dormito male, e per  questo pensiero dell’esame di America del Nord che mi ossessiona senza motivo, che fa delle mie giornate un cumulo di sensi di colpa o di soddisfazione a seconda di quanto tempo gli ho dedicato. E poi fa quasi freddo e non piove ma non c’è nemmeno il sole.
E’ il tripudio dell’asetticità, il festino della banalità.
Forse ho solo voglia di mare, di starmene sulla spiaggia seduta su una barchetta di vernice azzurra un po’ scrostrata, con l’ipod rosa baby nelle orecchie che canticchia gli Smith e i piedini abbronzati a penzoloni, la testa calda di sole e gli occhi strizzati per la troppa luce.
Parlo della luce delle marine di Monet, quella giallognola che ti fa diventare pensierosa ma in senso buono.
Poco fa con un polpettone di patate e tonno ho disegnato un pesce su un vassoio, che ha gli occhietti e le lische di verdurine. Guardavo amareggiata l’occhiuta cipollina sottaceto e pensavo che avrei fatto volentieri a cambio.