Category Archives: della tenerezza

i risparmi

E' qualcosa tipo il dieci novembre, lo spread vola, e io metto in salvo tutti i miei risparmi, cioè dieci anni di questo blog.
Per la prima volta ieri notte, in preda ad un improvvisa urgenza, ho copiato su un altro sito tutto quanto io abbia scritto qua sopra dal dicembre del duemilaedue ad oggi. Mi sono resa conto che è una vita, non posso lasciarla in balia dei server, o di chicchessia.

Ecco, mentre mettevo in salvo il mio mondo, rileggendo in qua e in là ho ritrovato tra le righe la me stessa di dieci anni fa, e santodio, è talmente tenera che la abbraccerei, se solo potessi! Avevo un sacco di speranze, ero malinconica, ingenua, fiduciosa, scema. A quell'età ci rimani male se un amico di abbandona, ma non sai che quello non è un amico. Permetti a gente inutilissima di farti crucciare, e non ti rendi conto di quanto poco valga la pena, non sai niente, sei scema.

Ma se io mai avessi immaginato quanto ogni cosa sarebbe andata a posto, se avessi immaginato che al mondo esisteva la mia mezza mela con i semini al posto giusto, una cagnetta con cui dividere il letto, un soffitto azzurro, tre anni di felicità sparpagliati in ventiquattro paesi, una vita su misura per me, un letto ikea, se avessi immaginato che esistevi proprio tu, fatto così…
Ecco, se io l'avessi saputo, non mi sarei data pena per niente al mondo, me ne sarei andata a zonzo saltellando, e avrei detto a tutti "Là fuori c'è la mia mezza mela, voi siete solo delle stupide pere bislunghe, addio!", e mi sarei sentita terribilmente sollevata.

Piccola Elisa dei diciannove anni, ti ho messa in salvo, ti ho ricordata, ma non posso avvisarti. Torno al mio mondo di mele verdi, e ti aspetto.

metafisica

Le volte in cui ti stai vestendo per uscire, ma ti viene una voglia infantile e irrimandabile di abbracciare tua madre, di farti fare una carezza, di sentire il suo profumo. E le volte in cui il tuo letto è troppo grande e vuoto, anche se in realtà è piccolissimo e il poco spazio esistente è invaso da una cagnetta pelosa che respira forte.
Queste volte mi piacerebbe avere tra le dita il segreto supremo del sentirmi grande.
Invece ho bisogno di stare in compagnia oggi, di sentire che ci sono, come se il relazionarmi mi rendesse un corpo, un peso, la consapevolezza di una quantità esagerata di cellule messe insieme in maniera discreta a formare me.
E’ come se in assenza di questo io faticassi a sentirmi. Come il cagnolino nero di un quadro di Carrà.
Se qualcuno dorme con te, nell’accorgerti di essere scaldata e di scaldare, nel sentire le formichine che cominciano a correre sul tuo braccio che si è addormentato sotto al peso dell’altro, nel sentirti abbracciata, al sicuro, nascosta perchè più piccola, puoi davvero addormentarti serena. Perchè ci sei e ti sembra possa essere evidente anche al mondo.

il luogo dei luoghi

Oggi ho pranzato in deliziosa compagnia all’amatissimo caffè Masini, parlato serenamente in piazza Santo Stefano, e camminato per il centro  ridendo e sentendomi felice, senza pensieri. 
Come pure ero senza pensieri sdraiata sull’erba dei giardini, con delle oche super incazzose ad un metro di distanza, un chupa chups alla fragola in bocca, gli occhi a guardare gli aerei, e i discorsi volti al viaggio prossimo venturo.
Appena resto sola, però, mi riprende quell’assurda sensazione, la stessa della notte, la stessa del primo pomeriggio quando mi chiudo in camera e penso penso penso.

Così ho sentito il bisogno di un posto-utero, uno di quei posti che ti cullano, e ho implorato il motorino di salire su per via dell’Osservanza, fino a Villa Aldini.
Mi sono seduta sul muretto caldo, ho considerato con uno sguardo la bellezza insuperabile delle colline verde smeraldo e dei tetti color mattone là sotto, ho piazzato gli occhietti in aria, tra i pini, ho ascoltato tirando un sospiro di sollievo il fruscìo del vento e nient’altro, mi sono guardata le All star sbiadite ai piedi, ho chiuso gli occhi in direzione del sole e ho lasciato andare i pensieri dove diamine volessero.
Due ore esatte dopo, durate forse venti minuti, ho raccolto il mio casco rosa e a motore spento sono scesa verso il caos dei viali, più tranquilla, in un certo senso pacificata.

Nessun posto al mondo è come QUEL posto, nessunissimo.

bombe silenziose..

Mi sono svegliata tardi stiracchiandomi indolente e sono rimasta nel letto a pensare felice per decine di minuti, forse un secolo.  
Poi ho infilato le stesse cose leggere che avevo addosso quando sono tornata a casa intorno alle 3 del mattino, e scortata dalla fedele cagnina ho fatto un giro per il quartiere, comprato il giornale, letto i titoli seduta con il sole in faccia al tavolino di un bel caffè, e infine speso un paio di euro nel negozio del pakistano all’angolo e cucinato per tutta la famigliola.
Il pomeriggio è passato sonnolento su un libro pieno di sommatorie, ed ora sono qui, in pigiama alle sei di sera, a pensare a come uno possa alzarsi una mattina senza aspettarsi nulla, e come possa poi succedergli qualcosa che è più d’una bomba atomica…qualcosa che gli cambia la vita e neppure fa rumore.
E incredibile quante cose possano cambiare in poco tempo, quanti sentimenti, quanti desideri, quante persone, quante prospettive, sia possibile ritrovarsi tra le mani d’un tratto.
Va bene, nei film è sempre tutto velocissimo, le parti noiose vengono tagliate e basta aggiungere sotto una qualche frase del tipo "DUE ANNI DOPO…" per annullare i tempi morti e saltare al dunque.
E invece, pur non essendo affatto un film, questi ultimi mesi sono stati un susseguirsi spettacolare di emozioni, paure, speranze, incoscienza, felicità…
Solo ora mi fermo un attimo a guardare, e mi pare quasi impossibile…

Intanto sto leggendo Il commesso, di Bernard Malamud, e mi intenerisco al pensiero della piccola Helen, delle sue aspettative, dei suoi sogni, del suo desiderare qualcosa di più.
Penso a Sara, penso a me e a tutti quanti gli altri, a cosa combineremo e a cosa invece non combineremo…perchè anche se non sembrerebbe affatto, alla fine è ragionevole accettare l’idea che le vite possibili si escludano reciprocamente, che non se ne possa vivere due insieme.

Sonate vom guten Menschen

Ho in testa un sovraffollamento di pensieri, sono distratta e vergognosamente allegra, e se nel bel mezzo di questo caos non trovo entro breve la volontà di darmi da fare per la tesi e gli ultimi esami, le cose si metteranno malissimo.
Ho visto al cinema Le vite degli altri, davvero bello, inoltre sto leggendo Nord di Céline e come disse qualcuno "Non rompetemi i coglioni che leggo Céline".
Si lo so, è un vecchiaccio filo-nazista, cattivo, antisemita, e che usa una punteggiatura da pazzo, però non ci posso fare nulla se ne sono attratta e mi fa ridere.

E comunque qui succedono cose sempre più assurde, e se Sara dice che sono più bella del solito le credo, perchè quando le persone sono felici sono più belle per forza.
Mi hanno regalato una macchina fotografica usa e getta da due soldi e io l’ho ficcata nella borsa e ogni volta che incontro qualcuno a cui tengo lo immortalo a imperitura memoria di queste giornate dolci.
Finito il rullino le farò sviluppare e metterò le più belle tutte insieme in un quadro, e così avrò davanti in un colpo d’occhio tutti i pezzettini del mio cuoricino. E nessuno rida!

Quando a inizio anno ho fatto esplicita richiesta di colori accesi e di un sottofondo dei Belle & Sebastian, non avrei mai, mai pensato, che sarei stata ascoltata così alla lettera.

dawson's creek

fichi
Due ore fa mi sono svegliata e ho deciso senza rimorsi di saltare il corso di spagnolo. Avevo ancora sonno e poi volevo vedere per bene le foto del week end che io sara e matteo abbiamo passato nella casa di Sara sul lago di Garda.
Sono stata felice e anche adesso guardo noi in posa con la macchina di Hazzard! e mi viene da ridere.
E anche se stanotte a differenza di quella passata ho dormito comoda, posso giurare che mi sono mancati loro, il caminetto scoppiettante, e i tormenti dell’eterno dormiveglia.
E’ stato tutto un insieme di cose belle: il viaggetto in macchina, la cena con l’adorabile famiglia di Sara, crepare di paura nella casa degli orrori, gironzolare a vuoto per Peschiera, fotografare il lago che sembra dowson’s creek, ascoltare quindici volte Maracaibo, morire di sonno, e perfino fermarsi in autogrill e mangiare salatini…

Di una dottoressa e un sabato mattina

Ieri era il giorno della fatidica laurea della Silvietta, e di nuovo m’è toccato di cominciare a bere senza neanche aver fatto colazione.
Sta prendendo delle brutte abitudini questa ciambella! Comunque è stata una bella giornata, la Dottoressa è uscita dalla proclamazione ingiacchettata di rosso, si è infilata le corna da renna natalizia che le avevamo preso, e ha girato cosi per Bologna.
Dopo il rinfresco nel bel barettino di via Rialto, dove Luis ha bevuto circa 6-7 calici di frizzantino, ero abbastanza piena e confusa ma il programma prevedeva un pomeriggio di studio e io giuro che ci ho provato
Guidando malissimo il motorino sono arrivata a casa del ricciolino da dove saremmo dovuti andare in biblioteca insieme, ma è finita che mi sono addormentata sul suo lettino con tutto quel popo’ di spumante in giro per il corpo che mi dava una sonnolenza terrificante.
Il ricciolino m’ha amorevolmente coperta con un pannetto, fuori cominciava già a fare buio, e io ho detto ufficialmente addio allo studio, al programma, al mondo.
Stamattina invece mi ha svegliata la Polpetta che faceva le grandi pulizie e si leccava tutta e sono andata a fare il mio primo giro in Santa Lucia, un must del novembre bolognese.
Ho comprato dei sacchettini alla lavanda per i cassetti, ho assaggiato la Cioccolata nel mercatino Cioccoshow in piazza Santo Stefano e sono persino stata in Sala Borsa. dove ho preso due libri di Bacchelli. Uno è Il Mulino del Po, che dicono sia una delle opere italiane tra le più belle.
E’ un secolo che non leggo un bel romanzo, e dopo aver scritto il post dell’altro giorno sulla mia adolescenza molto letteraria me n’è tornata voglia.
Vediamo se riesco a strappare qualche mezzora al manuale di Sistemi Politici.
 

d'una partita di baseball

Forse il mio dente del giudizio ha capito. Forse ha capito che non c’era verso di starci e ha rinunciato, ha desistito per sempre dal disturbarmi, sarebbe proprio bellissimo…  E’ una splendida mattina di sole, ma fredda, e io sto qui al computer della mia amata aula studio con vetrata sulla solita fontana decadentista e sento i brividi lungo la schiena fino alle guance.

Il ricciolino si è tagliato i capelli, non è piu ricciolino ma sta benissimo, è come quando l’ho visto la prima volta e aveva la faccia scontrosa. Ieri sera siamo stati un po’ insieme, poi mi sono sentita terribilmente stanca e sono tornata verso casa. Ho visto il campo da baseball illuminato a giorno, con migliaia di macchine parcheggiate ovunque, e non so perchè ma ho avuto voglia di fermarmi. Sono salita in tribuna e ci ho messo un po’ a capire da che parte mettermi. Credo fosse la finale scudetto, stavamo vincendo e la gente gridava fortissimo, e io mi sono sentita terribilmente felice, li’ da sola in mezzo a migliaia di inferociti tifosi in blu. Il lanciatore ha eliminato l’ultimo battitore e la gente è saltata su contro i parapetti e io sono andata via contenta mentre scoppiettavano fuochi d’artificio e pareva di essere dentro un telefilm americano del tardo pomeriggio. E’ stata una cosa buffa per finire la serata, e poi mi sono addormentata presto.

Nessun’altra novità, solo studio e sole.

settembre, le tittine rosa, e una strana pace cosmica

Quando la mattina prendo il motorino per venire a lezione, arrivo spesso a velocità sconsiderata all’incrocio dove via Murri si tuffa sui viali. Getto appena un’occhiata a sinistra, alla Pimpa alta quattro metri che fa la guardia all’entrata dei Giardini, e sorrido. Quella cavolo di Pimpa gigantesca, con i pois grandi come la mia faccia, è strepitosa e mi mette di un umore buffo.

Scrivo dall’auletta del dipartimento economico, alle cinque ho la lezione di Storia dei paesi del Meditterraneo  e da questa sala studio che dà sul giardino interno della facoltà si vede il sole, gli alberi altissimi, la fontana di pietra con i piccioni che ci fanno il bagno dentro, i suoi zampilli lenti e bassi, la sua aria decadente che tanto mi attrae. Quel che di bello ha questo settembre è che mi pare di non aver bisogno di nessuno. Faccio respironi ampi, pieni, e mi sento strana, come se per una volta ogni tanto stessi bene solo cosi, respirando e aprendo e chiudendo le palpebre per riflesso condizionato, senza sforzo e senza pretese.    Certo, ci sono quattro o cinque persone che se perdessi soffrirei atrocemente, ma ho come la certezza che potrei sopravvivere.  Sembrerà poco ma non lo è davvero.

E poi in questi giorni Bologna è bella, tiepida, e ho cenato col bellino, ho visto gièc, ho preso caffè con la Sara e fatto giretti di ricognizione da Feltrinelli senza mai comprare nulla. A casa sto tranquilla, nessuno mi stressa, ho comprato uno di quei pigiamoni americani che fanno tanto Seven Heaven e che metto la sera quando me ne sto sul divano a guardare scemenze televisive con la polpetta raggomitolata addosso ronfante. Infilo le dita nel suo colletto di pelliccia morbido, fitto fitto, la vedo serena affidarsi totalmente a me e la amo follemente . Qualche volta le voglio cosi bene che me la mangerei, allora la ribalto a pancia all’aria e le mordo le tittine rosa. La poverina si lascia fare e forse non capisce, ma è la cagnina piu’ felice e fortunata che si sia mai vista.