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riti

Seguo con la coda dell’occhio le acrobazie che enormi nuvole bianche compiono di riflesso sul vetro della finestra aperta. Entra aria di marzo, ma è quasi giugno, e di maggio resta il gelo, il sapore delle melagrane, qualche cielo incredibilmente sfacciato, e le piccole cose belle con cui cerchiamo di riempire giornate troppo corte e troppo infestate di rotture.
Penso con allegria che presto sarà finalmente venerdì, ed io come ogni settimana sfilerò veloce con lo scooter sotto gli immensi alberi di Via Libia, e come ogni altro venerdì mi verrà da sorridere alla vista dei fedeli musulmani intenti a chiacchierare fuori da quello che ha tutta l’aria d’essere un  qualsiasi negozio di alimentari e che invece è una moschea esattamente come lo sono l’Ayasofya di Istanbul o la commovente Gazi Husrev-bey di Sarajevo.
Non è miracoloso, questo? Intendo il nostro rapidissimo incontro settimanale, il fatto che loro siano lì, ogni venerdì fuori da questa bottega un po’ misera che però è come se fosse un posto immenso, e che grazie a loro ogni volta io mi accorga di colpo che la settimana è agli sgoccioli, e che posso finalmente tirare un sospiro di sollievo. Secondo me è miracoloso, sì.
Se un giorno, un venerdì qualsiasi, non li trovassi al loro solito posto fuori dalla bottega-moschea, credo che mi sentirei veramente smarrita. E’ una questione seria di riti e appuntamenti, e lo è anche se loro non sanno affatto di avere appuntamento settimanale con me.

merende di maggio

cheesecake e buon vino al Camera  Sud

Ci sono le foto della festa anni settanta, che sono buffe.
Tipo settecento persone in una casa del centro di Bologna che ha
i pavimenti che sono un gruviera, e che stranamente non crolla, anche se ad un
certo punto c’è un tale casino che entra anche il ragazzo indiano che vende le rose.
Vino rosso sui vestiti
, smacchiatori in polvere, camere incasinate, nevicate a sorpresa.
E poi io mica pensavo che alla festa anni settanta si presentassero così tanti stili diversi.
Ci sono gli anni settanta da figli dei fiori, e quelli da banda della magliana, e quelli
da tuta da ginnastica a colori forti, e quelli degli anarchici rossi e neri, e quelli dei balli
in abitino optical, e quelli da raffaella carrà.
Cioè uno dice anni settanta, ma mica se lo immagina che poi è un casino.

Molto bello, anche se non quanto prepararmi per la festa a tema Tossici e Puttane
truccandomi da puttana tossica, e poi metterci a fare un riposino per far venire mezzanotte,
e svegliarmi alle cinque del mattino con quel ridicolo trucco nero da puttana tossica
tutto un pò colato, struccarmi e infilarci di nuovo sotto al piumone insieme.
E poi ci sono i pranzi migliori del mondo, e la gente dell’ArteFiera da fotografare,
e i party segreti un po’ troppo segreti.

Io sarò Biancaneve, almeno credo.

Ma quanto sono belle le tempeste di neve che bloccano le strade e ti costringono a dormire da me?
E poi farti mettere un pigiama indecoroso alle quattro del mattino, dormire appiccicati nel mio micro letto, e svegliarsi che fuori tutto – e intendo proprio TUTTO – è coperto da trenta centimetri di neve.
Le cose più semplici, fare finta che sia la mattina di Natale anche se non lo è, fare le derapate nel parcheggio della coop che neanche dei maragli di periferia.
Questo pomeriggio, sui colli, tra personaggi misteriosi che tentavano di sciare sopra una carcassa di Vespa 50, bob e slittini, completi da sci, e rotoloni vari, ho pensato che a me, farti il caffè con la moka, mette proprio felicità.

piante parlanti e momenti di estasi

IMG_6507Una bella serata, un sonno quasi sommerso, e stamattina, con ancora addosso il pigiama, il giornale ed una spremuta d’arancia… What a paradise!
Tra i sogni di questa notte vorrei annoverare quello in cui la pianta vinta questa estate alla pesca della Festa dell’Unità, tale Tronchetto della Felicità, si lagnava di non ricevere acqua da giorni e giorni. Diceva proprio: "ma non ti vergogni? Ho sete!"
Appena sveglia, memore delle visioni notturne, sono corsa a verificare tastando con fare scientifico il terriccio del vegetale, e ho trovato un deserto spaventoso.
Poverina, me l’ero scordata, e tutto a causa di una chiccosissima e immensa orchidea dono di laurea di una zia. Sono cose che non si fanno…

Sono in vacanza da almeno una settimana, e a parte studiacchiare e giocare alla fotografa in giro per la città, non ho nessunissimo impegno. Ieri, intorno all’ora di pranzo, mi sono andata a sedere sul muretto che circonda il sagrato di San Michele in Bosco, ho un pò scritto, un pò pensato, un pò non pensato affatto.
Si stava bene, anzi, si stava benissimo, con il sole in faccia e il cuore allegro.
L’arrivo dell’autobus sul piazzale scandiva i dieci minuti;  nessuno scendeva, nessuno saliva, e la balena arancione girava su sè stessa tornando da dove veniva.
E’ stato uno di quegli inspiegabili momenti di pace assoluta.

E l’altra notte, in pieno dicembre e in piena autostrada, una stella cadente ha tagliato a metà il cielo.

1998 le Canard enchaîné

Mi sono tornate in mente, ma non so perchè, le mattine d’inverno in cui scappavo da scuola e andavo a rifugiarmi nella biblioteca di Villa Spada. E mi è tornato in mente il piacere assoluto di nascondermi tra gli scaffali pieni di vecchie riviste catalogate e inumidite dal tempo, indisturbata e vogliosa di sonno.
Andavo alla lettera F, facevo scorrere le dita sulla fila delle copie di Frigidaire, e dopo averne scelta una senza alcuna logica, mi sedevo per terra, la schiena appoggiata alla libreria, e con addosso la sensazione inspiegabile ma bellissima di stare frugando in un qualche pericoloso tesoro, mi annegavo tra i fumetti di Andrea Pazienza, gli articoli, e le storie, già allora vecchie di anche dieci anni ma ancora così scandalosamente rivoluzionarie…

il luogo dei luoghi

Oggi ho pranzato in deliziosa compagnia all’amatissimo caffè Masini, parlato serenamente in piazza Santo Stefano, e camminato per il centro  ridendo e sentendomi felice, senza pensieri. 
Come pure ero senza pensieri sdraiata sull’erba dei giardini, con delle oche super incazzose ad un metro di distanza, un chupa chups alla fragola in bocca, gli occhi a guardare gli aerei, e i discorsi volti al viaggio prossimo venturo.
Appena resto sola, però, mi riprende quell’assurda sensazione, la stessa della notte, la stessa del primo pomeriggio quando mi chiudo in camera e penso penso penso.

Così ho sentito il bisogno di un posto-utero, uno di quei posti che ti cullano, e ho implorato il motorino di salire su per via dell’Osservanza, fino a Villa Aldini.
Mi sono seduta sul muretto caldo, ho considerato con uno sguardo la bellezza insuperabile delle colline verde smeraldo e dei tetti color mattone là sotto, ho piazzato gli occhietti in aria, tra i pini, ho ascoltato tirando un sospiro di sollievo il fruscìo del vento e nient’altro, mi sono guardata le All star sbiadite ai piedi, ho chiuso gli occhi in direzione del sole e ho lasciato andare i pensieri dove diamine volessero.
Due ore esatte dopo, durate forse venti minuti, ho raccolto il mio casco rosa e a motore spento sono scesa verso il caos dei viali, più tranquilla, in un certo senso pacificata.

Nessun posto al mondo è come QUEL posto, nessunissimo.

succede

Succede che iniziano a capitarti cose strane, coincidenze che producono effetti inaspettati, e che cominci a sentirti come dentro ad un telefilm americano di quelli che fanno al pomeriggio.
Succede che conosci persone che non credevi avresti conosciuto mai.
Succede che bene o male ti comporti da sedicenne.
Succede che ti insegnano a giocare a poker e vinci 55 centesimi con una misera doppia coppia.
Succede che ti arriva per sbaglio un fax in inglese con cui una scuola tedesca prenota una cena per 15 studenti.
Succede che gli rispondi con una email molto cortese dove indichi il numero giusto del ristorante e gli fai i migliori auguri per il viaggio, e poi succede che ti arrivi una risposta in cui ti chiedono di fare da guida per Bologna a questa sottospecie di scolaresca dal 10 al 12 di maggio.
Succede che getti uno sguardo al calendario di Hello Kitty che t’ha regalato Sara e vedi in corrispondenza dell’11 di maggio la scritta cubitale ESAME STATISTICA.
Succede così che non succede un bel niente, ma comincia a venirti l’idea che ti accadano cose strane.
Succede che, come non bastasse, ti sei messa a rileggere Kerouac e ti viene voglia di fare uno zaino con dentro poco e di partire per chissà dove.
Succede poi che vedi qualcuno, che non esiteresti a definire te stessa, nascondere pacchetti regalo in mezzo ai fiori, e scendere poi ad una velocità irresponsabile da Villa Aldini con addosso la sensazione di essere felice.
Succede che fatta la prima curva, strizzando gli occhietti per il troppo sole, ti si profili davanti lo skyline tutto bolognese di tetti e chiese, e succede che pensi che se fosse per te, da qui non te ne andresti mai mai mai.
Succede che non hai per nulla voglia di studiare ma lo fai quasi diligentemente, che non hai voglia di dormire nè di altro, e succede che non ti ricordi nemmeno più cosa volevi dire quando affermavi di sentirti sospesa nel vuoto, ora che ti senti così bene.
Succede che non sarebbe neanche tutto qui, a dire il vero, ma pensi che per la te stessa del futuro basterà e decidi che in fondo basta anche per la te stessa di oggi.

 …I heard it from a friend
 The Revolution never happened
 Sigh
 A little die
 No more a child
 Goodbye…

Over And Over Again (Lost & Found)
Clap your hands say yeah!

la nebbia e colombo

Bologna s’è svegliata avvolta dalla sua prima nebbia e io ho sorriso quando mi sono accorta che la Torre degli Asinelli a metà della sua altezza scompariva completamente in un ovattato nulla (il che è circa come vedere lo skyline di Manhattan senza le twin towers…mica cavoli).
Avvolta da quell’atmosfera sfuocata ho girato per negozi con Sara riuscendo a non comprare niente,  e inoltre ho incrociato in via Indipendenza lo sguardo di Gherardo Colombo resistendo non so come al desiderio irrefrenabile di gettarmi ai suoi piedi e di giurare eterno amore a lui e a tutto il pool di ManiPulite.

E comunque, se posso dirlo senza sembrare ingrata, il novembre a 20° centrigradi ha scassato le scatole!
E’ ora che si palesi il torbido clima da inverno padano, altrimenti non avro’ il coraggio di mettere piede ai banchetti natalizi di Santa Lucia che hanno già aperto e che io tanto amo…

patti smith e le stelline

pink starOrmai è lunedi’, dalle cuffiette esce la splendida The boy with the arab strap dei Belle&Sebastian e a me pare di essere una stellina sbrilluccicante in mezzo a migliaia di altre.
Da qualche giorno ho la precisa sensazione di essere felice, ma senza un motivo particolare, come se mi fossi svegliata da un coma lungo mesi.
Il ritorno alla routine universitaria più banale, qualche serata particolarmente riuscita, la voce di Patti Smith che risuona in una Piazza Maggiore stracolma, i pomeriggi di sole che fanno Bologna bellissima, e poi non so e nemmeno mi importa un perchè.
Queste giornate sanno di caffè buono e di gelatine alla frutta, non necessariamente in quest’ordine, ed è davvero buffo che io prenda vita mentre il mondo si prepara al letargo.

della prima grigliata dell'anno e di bologna il sabato mattina

Dopo tanto discutere giovedi’ abbiamo finalmente fatto una grigliata a pranzo in un bel parco poco fuori Bologna, con il ricciolino, gièc, e tutti gli altri. Ci siamo fatti fuori qualcosa come 3 kili e mezzo di carne, e io fuochista provetta mi sono ricoperta di cenere e sfinita a forza di lottare con le salsicce e le costoline, pero’ il risultato è stato davvero molto buono.
Appena sono tornata a casa, contenta e puzzosa di affumicato, mi sono fatta una doccia lunghissima e poi ho dormito 12 ore di seguito…credo sia la prova che sto invecchiando.

Oggi è sabato e io sono pronta per il mio solito giretto in centro. Adoro andarci di sabato mattina quando tutto è aperto e in giro c’è pochissima gente. Puoi camminare per via Pescherie senza sbattere contro nessuno e sentirti dentro qualcosa di irreale, come fossi in un mercato del pesce di una città sconosciuta, e puoi comprare il giornale e leggerlo seduta in Piazza Maggiore con il sole che ti batte in testa: nulla al mondo è meglio di Bologna il sabato mattina.

Prima di uscire ecco la piccola rassegna stampa di oggi che include i fischi indecenti ai senatori a vita (io credevo di avere già visto il parlamento toccare il fondo, e invece…) e il teatrino inspiegabile di Alemanno alle Invasioni Barbariche in onda questa sera.