Monthly Archives: November 2011

btp/bund

Questo anno iniziato in piazza Taksim a Istanbul, non si smentisce, vola via, e manca tanto così a dicembre.
Per dovere di cronaca annoto che l’euro c’è ancora, almeno per oggi, e lo so per certo perchè questa mattina il mio motorino ne ha fagocitati ben 8,25 in benzina, che sono tantissimi.
Ieri, mentre salivamo su per la collina che porta a Casa Totem, guardavamo i prati invasi di uno splendido sole, e pensavamo alla stranezza di questo periodo economicamente confuso, diciamo sfavorevole?, e a tutti i possibili cambiamenti macroscopici che potrebbero modificare almeno in parte anche la nostra vita.
Intendo le nostre vacanze, la possibilità di raggiungere i crucchini a Berlino, di comprare i biscotti osso alla p., e di andare tutte le settimane a mangiare le tagliatelle verdi. Insomma, le cose importanti della vita, della nostra.
Noi tutti diamo per scontato il benessere economico, pensiamo che sia eterno e infinito, perchè semplicemente viviamo così da quando siamo nati, ma la Storia è fatta di su e di giù, e non c’è scritto da nessuna parte che a noi non possa succedere. Ma se anche tutto è incerto, mi pare che io e te, insieme, potremmo trovare il modo di continuare a fare le cose che amiamo, anche se magari un po’ diversamente, e mi sembra che il futuro sia comunque straordinariamente azzurro.

E’ stato un fine settimana felice, abbiamo messo piede in vecchie osterie, bevuto vino tocciandoci dentro i cantucci, raggiunto gli amici e mangiato alla più grande tavolata di sempre, sotto l’occhio vigile di Fidel Castro. Polpetta e Giotto hanno fatto amicizia, smentendo l’idea sciocca che cani e gatti siano nemici, e che la pace nel mondo sia impossibile. Svegliarci insieme è sempre la cosa che preferisco, e il Btp/bund non può niente contro questo.

occupy everything.

occupy wall street

Io non sono una sovversiva, purtroppo.
Tempo fa, ripensando alla mia storia di lieve attivismo politico mi sono accorta che ho sempre chiacchierato un sacco, ma non ho mai combinato granchè. Ho partecipato alle manifestazioni, ai primi maggio, sono stata a Roma nel 2002 con altri tre milioni di persone, non ho mai perso un appuntamento elettorale, compro il giornale quasi tutti i giorni, mi informo, mi lamento, sto in difesa di chi sta peggio di me. Però ripeto: non è che ho mai fatto chissà cosa, forse anche perchè non ho mai trovato un movimento, una corrente di pensiero, che davvero mi appartenesse. Sono una brava cittadina, diciamo, non una rivoluzionaria. Sono persino fifona. A 15 anni occupavo la scuola insieme a tutti i miei compagni, e uno della digos mi prese per il bavero della giacchetta e mi chiese se ero un’occupante. Io scossi la testa come un coniglio impaurito e fuggii via di corsa. Questo per dire che livello di sovversività alberga in me, nella pratica: zero.

Oltretutto è difficile identificarsi in qualche movimento, oggi. Uno magari legge sul giornale che hanno arrestato dei personaggi di un noto circolo diciamo “sovversivo”, e pensa: oh, poveri, parteggio per loro!… Poi scopre che in realtà sono degli xenofobi del cazzo, gente che vorrebbe versare l’acido sulla faccia delle donne musulmane, o malmenare i pachistani delle botteghe, e che considera l’eversione solo come un mezzo per giustificare la violenza gratuita. E allora dici: cazzo, da che parte devo stare?

Ecco, oggi, per la prima volta nella mia vita, sento di appartenere a qualcosa, sento di identificarmi in un gruppo di persone, e l’ho capito manifestando sui marciapiedi di New york.
Nella società del 2011 c’è un’ingiustizia sociale talmente evidente,  talmente schifosa, e disgustosa, e vergognosa, da lasciare davvero interdetti.
Le bugie fetide di Marchionne e Termine Imerese chiusa, la riforma delle pensioni, la gente massacrata in questura, la patrimoniale che nessuno farà, i porci lessi della Lega del cazzo, lo spray urticante negli occhi dei ragazzi e dei vecchi, piazza Tahrir, le rapine di e q u i t a l i a a gente già povera, gli operai che muoiono di lavoro, i permessi di soggiorno, i centri di detenzione, i fottuti contratti a progetto, le banche i banchieri i bancari, giuliano ferrara che nonostante tutto non esplode, i disabili ignorati, Sacconi che apre bocca e fa uscire merda, et via discorrendo. Potrei continuare all’infinito, perchè lo schifo non ha limite.

Ripeto, non sono sovversiva, e mi dispiace molto, perchè questa società meriterebbe che io lo fossi. Mi piace allora sintetizzare la questione come l’ha brillantemente sintetizzata una mia cara amica:

anche se sono una persona perbene, e vado in giro con questo elegante cappottino verde, dentro di me spero che qualche pazzo, una mattina si alzi, e li faccia tutti secchi.

Ecco, lo spero anche io, da dentro la mia vita a modo. E’ come un piccolo sogno ad occhi aperti prima di addormentarmi, domattina potrei svegliarmi, e qualcosa di bellissimo potrebbe essere successo.

liquirizie a rondelle

Qualche mese fa, prima di partire per il viaggio greco-balcanico, la mia parrucchiera cinese mi aveva tagliato i capelli a tradimento, facendo sì che per tutta l’estate dopo i tuffi in mare io sembrassi una pazza patentata. L’avevo odiata e maledetta per questa violenza del taglio di capelli, e avevo persino pianto con i singhiozzoni. Insomma, una roba ridicola a livelli inauditi.
Ora però, che è inverno e c’è la nebbia ed è tutto grigino e giallo, sento che vorrei i capelli all’altezza delle spalle proprio come a luglio, e poi vorrei occupare wall street con i nostri amichetti di zuccotti park, e infine vorrei andare al cinema a vedere il film su Freud e Jung e dividere con te la rotella di liquirizia.
Ho voglia di cose da ragazzi, cose da cinni, tanto che oggi mi sono messa le all star lilla, e i jeans aderenti, e la maxi maglia da giorni fagottosi e ho tutta l’intenzione di andarci al lavoro.
Ecco, ero vestita circa così, quel giorno di maggio là.

a brand new colony

Pochi fronzoli, meglio breve e indolore. Questo blog compirà dieci anni tra pochi giorni, è probabilmente una delle cose più durature della mia vita, l'ho amato e l'amo molto, anche se non mi somiglia più granchè.

Ha fatto sì che la tua letterina incontrasse la mia, e quindi è la fonte della più grande felicità di sempre.
Ma ora devo salutarlo, perchè splinder chiude, ma non solo per questo. E' ora di ricominciare qualcosa di nuovo.
Da qualche giorno ho organizzato il trasloco, ho una nuova casa qui. Mi sembrava giusto dirlo, anche solo per quelle due persone in croce che non conosco davvero, ma che ogni tanto passano da me.

Ciao splinder, è stato bello.

 

 

sonni tra le pulci

Questo novembre mi ha colta di sorpresa; sono intontita, tranquilla, un po’ impedita.
Ieri, mentre aspettavo che la mia mezza mela arrivasse, ho rovesciato una pianta-patata con tutto il suo vasetto d’acqua nel pavimento del bagno, e nel tentativo di provarmi la febbre ho fatto cadere un termometro provocando un temibile e velenosissimo spargimento di mercurio per tutta la stanza.
Combino piccoli ma assai molesti guai materiali, e poi dormo, dormo tantissimo, e mi piace da morire, soprattutto quando su Aneboda siamo in due, più la bestia pulciosa, e si fanno quei sonni gioiosi e pacifici che da sola non mi vengono mai.

Sabato notte tu hai sognato Cuba, e io ho sognato un bagno turco di Istanbul, che però somigliava di più alle terme di Budapest. Credo proprio sia ora di ripartire, ma bisogna capire per dove, capire in che direzione di mondo andare. L’idea di una partenza per un qualchedove mi allevia l’idea del lunedì, dell’articolo pietoso che ho appena scritto su Pippa Middleton, e del Corriere Bartolini che ha tra le mani gli stivali della mia vita e non si decide a portarmeli.

Tra poco mi butterò con il motorino rombante nella nebbiolina di questo lunedì di fine novembre, e inizierò a contare a rovescio quanto manca a venerdì.

restart.

Mica facile ripartire da capo, con un vestito tutto nuovo. Perchè è vero, io magari io non c’entro più niente con quella là di diciott’anni, però le voglio bene, ogni tanto mi va di darle un’occhiata, e in fin dei conti, a ben guardare, sono sempre un po’ simile a lei.

Quindi lo dico fin da subito: non so se mi ci abituo, a questo blog nuovo. Potrei trovarmici male, voglio dire, trovarmici fuori posto, non è casa mia, o almeno non ancora.
Però, però, ci provo. Mi porto dietro i miei diminutivi inutili, le mie lamentele, i miei viaggi, e tutte le mie stronzate al gran completo. Nessuno si aspetti niente di diverso da prima.
E  fino a qui tutto bene.

 

La crisi la crisi la crisi la crisi, spread lo spread lo spread.
E' tutto un girotondo di ansie, panico, preoccupazione, roba che sale, roba che scende, roba immobile, recessione, fallimento, default, caos, disoccupazione, suicidi, e via discorrendo. C'è da ammattire se uno ha un mutuo da pagare o una famiglia da mantenere. Io non ho mai pensato concretamente all'idea di perdere il mio lavoro, ma tutto sommato, se ci penso utilizzando tutti i periodi ipotetici del caso, non credo che vivrei peggio lavorando in un caffè di Berlino, o altrove. Magari, da un tremendo patatrack, noi due riusciremmo a cavarci qualcosa di buono,e io potrei vivere facendo torte al cioccolato. Oh sì, sarebbe bellissimo vivere facendo torte, e starei tutto il giorno con Polpetta a ideare nuove leccornie, e poi verremmo a prenderti al lavoro, facendo frusciare tutte le foglie secche di Berlino.
Comunque oggi è venerdì, il giorno dell'amore, e come dici tu è meglio fare scorta di biscotti osso.