Monthly Archives: November 2008

gelo, fiabe brevissime e dischi

Treni che partono in ritardo lasciando a terra i passeggeri e portandosi lontano-lontano le loro valigie.
Così è cominciato il viaggio, con una sorta di gag da varietà, per fortuna senza noi come protagonisti.
E poi ci sono state preghiere silenziose per arrivare in tempo all’aeroporto, e un bel tramonto arancio verde blu che vorrei spacciare per aurora boreale ma mica sarebbe giusto.
Stoccolma è un incanto di tetti a punta che la guida chiama romanico nazionale ma io chiamo fiaba.
Ho scoperto che dormire su una barca con un piumone ikea tirato su fino al naso e la neve che cade fuori dall’oblò, è una specie di paradiso terrestre irriproducibile altrove, e ho scoperto che le polpette svedesi con i mirtilli sono una figata galattica, e che c’è un motivo se i caffè al nord sono bellissimi e curati, e che la musica pop svedese fa talmente schifo da essere quasi stupenda, e che un paese dove uno che sembra il Ministro delle Finanze può baciare pubblicamente uno che sembra il tuo bancario di (s)fiducia è per forza un paese superiore.
Come al solito torno con una manciata di spille, un disco degli Shout Out Louds, un cuore da appendere all’albero di natale su cui qualcuno ha appuntato una scritta misteriosa (…), una marea di immagini e sensazioni che spiegare è difficile.
Favole lunghe rigorosamente tre frasi, neve bianchissima a palate, orsi e renne che si mettono in ghingheri per me, 4 babbi natale avvistati, tram-caffè gestiti da una coppietta datata, guanti miracolosi, dance floor gay, e cose di questo spessore.
La svezia mi ha lasciato addosso, ma non so perchè, oltre ad una influenza di un’ora e mezza passata sculettando sul Patricia, questa sensazione che sia tutto un pò possibile.
Mentre l’aereo volava tra Nyköping e l’Italia, guardavo di sbieco il sole e pensavo che scappare ogni tanto è la cosa più bella del mondo.

E d’ora in poi, mai e poi mai, oserò pronunciare la parola freddo al di sotto di Göteborg.

domani domani…

La laurea, i miei amici presi d’insieme, addormentarsi con il viso appiccicato al suo e svegliarsi con quel punto dolorante per ore ed ore, una bella mattina con Giacomo che sorride nuovamente ed io che mando baci immaginari alla città vista dall’alto… Davvero una magnifica e serena mattina, con il cielo azzurro, discorsi tenui, e la sensazione che tutto andrà bene.
E domani…domani…

Questo

E non una parola in più.


DSCN2241 When the half light makes for a clearer view
Sleep a little more if you want to
But restlessness has seized me now, it’s true
I could watch the dreams flicker in your eyes
Lying here asleep on a sunbeam
I wonder if you realise you fascinate me so

Think about a new destination
If you think you need inspiration
Roll out the map and mark it with a pin
I will follow every direction

Just lace up your shoes while I’m fetching a sleeping bag, a tent…
Another summer’s passing by
All I need is somewhere I feel the grass beneath my feet
A walk on sand, a fire I can warm my hands
My joy will be complete

I thought about a new destination
I’m never short of new inspiration
Roll out the map and mark it with a gin
Made my plans to conquer the country
I’m waiting for you to get out of your situation
With your job and with your life

All I need is somewhere I feel the grass beneath my feet
A walk on sand
A fire, I can warm my hands
My joy will be complete

(Asleep on a Sunbeam- Belle & Sebastian)

Questo tempo mi rende mogia e triste. Ieri ero una topina, oggi non sono niente di bello, sono un pesce annegato in questo mare d’acqua.
Ci vorrebbe, in giornate come questa, una immensa mongolfiera che se ne voli via assecondando il vento, verso un posto qualsiasi purchè lontano da questo dannatissimo cielo senza colore.
Ieri sera stavo così bene, era tutto un sogno programmatico, tutto un pensiero rivolto a meraviglie che verranno, a barche e neve, e adesso è solo un pomeriggio di pioggia mesto e umidiccio, e vorrei fosse già il 21.

– Dici che si vede l’aurora boreale da Stoccolma?
-Non lo so, ma sarebbe bellissimo…

Cominciam male…

La giornata è cominciata malissimo, per la serie cose che possono succedere solo a me.

Porto la cagnetta brutta al parco, che per l’occasione si è trasformato in un lago di acqua e fango primordiale, e sono conciata come una completa deficiente (pigiama, stivali, giaccone, cappellino di lana). Mi inzozzo che peggio di così non si può, entro al bar, dico alla cagnetta di aspettarmi al tavolino, prendo la brioche e il caffè e mi conquisto miracolosamente una copia del giornale. Mi siedo contenta e sospiro, poichè inizia il momento più gudurioso dell’intera giornata. Mentre mangio la brioche arriva un vecchio che mi chiede se può prendere il giornale ma evidentemente è una domanda retorica perchè l’ha già preso e io sto ancora masticando attonita il bordo del cornetto.
Dopodichè compare sulla scena l’omino di Piazza Grande e succede questo:

Omino di Piazza Grande:  "giornale giornale…prendere giornale…"
Elisa:      "No, la ringrazio…"
OPG:    "Io fame, tanta fame, un euro brioche, io no mangiato…"
E.:  "Va bene, fai colazione e te la pago io, ok? Cosa vorresti?"
OPG annuisce soddisfatto e sentenzia: "Brioche"
Mi alzo, sentendomi un pò madre teresa di calcutta e gli dico "Come la vuoi? Salata, dolce?"
E lui, con l’aria vagamente stronza di cui avrei dovuto insospettirmi: "Cioccolata!"
Gliela indico, e faccio "Questa è alla cioccolata, prendila pure.."
OPG è indeciso, ne tocca quattro diverse, non è affatto convinto che gli vada bene proprio quella ed emette un mugugno tipo "MMhh…."
Inizio a innervosirmi e lo guardo di traverso, lui mi guarda e con la faccia scocciata dice: "Sì ma di là, altro bar, brioche più cioccolata, più cioccolata! Andare di là!"

Sono attonita. Mormoro "Stai scherzando o dici sul serio?

Al che lui prende la prima pasta che aveva palpeggiato, ma esternando grandiosa insoddisfazione, e a me viene la nausea. OPG si allontana dicendo ciao bella e spiluccando la pasta svogliato, e io penso che sarà la decima brioche che mangia questa mattina, e che al confronto con lui la cagnetta sta morendo di fame.

Affranta pago il conto, mentre il vecchio cafone che mi ha rubato il giornale mi compiange dicendo che gli immigrati dovrebbero tornare a casa loro perchè sono tutti ladri e truffatori e assassini.